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La Vasca

I maturandi: "Il nostro futuro è solo all'estero"

28 aprile 2013, 01:51

I maturandi:

Alessandra Pradelli

Più determinati e concreti: così si può definire la generazione dei maturandi 2013. Che si tratti di cercar lavoro o proseguire gli studi, non si fanno illusioni sul mondo che li aspetta fuori dalle aule: hanno le idee chiare, oltre a sogni e passioni che vogliono inseguire e, al contempo, sanno che l’attuale situazione economica e politica già li penalizza. Sono consapevoli che sia necessario impegnarsi, crearsi opportunità, dare il meglio di sé e tutti concordano di voler fare esperienza all’estero.
«Siamo una generazione un po’ sfortunata - dice Agnese Covezzi, studentessa al quinto anno del liceo Sanvitale - c’è un’insicurezza molto profonda. Vedo molto alta la probabilità di andare all’estero, una volta conclusa l’università». Stessa posizione condivisa dai compagni del Bocchialini, Ipsia, Marconi, Melloni, Toschi e Ulivi: grazie anche ai dibattiti a cui si sono aperti gli insegnanti, gli studenti sanno quanto sia importante avere varie competenze linguistiche. «Come ci hanno anche spiegato i professori - spiega Luca Marocchi, quinto anno del liceo Ulivi - non è più sufficiente conoscere l’inglese, oltre alla propria lingua madre. È importante conoscerne almeno un’altra ed è per questo che, oltre a proseguire gli studi, desidero fare esperienza all’estero».
 E Catalina Balascau, sua compagna di classe, aggiunge: «I professori cercano di fornirci una prospettiva ottimista perché, se non lo fanno loro, chi lo fa, oltre ai nostri genitori? Ci hanno consigliato di fare quello ci piace, anche perché non sappiamo cosa ci sarà una volta terminato il percorso universitario. La nostra professoressa di lingua tedesca ci sprona tantissimo ad andare in Germania, sia per studio che per esperienza lavorativa». Luna Torri del  Toschi confessa: «Oggi è anche molto più difficile entrare all’università, ci sono molti test d’ingresso che sono stati anticipati a luglio, poche settimane dopo aver concluso gli esami di maturità. Bisogna rimboccarsi le maniche e andare avanti». Hanno cominciato a sentir parlare di crisi economica, licenziamenti e cassaintegrazione già dai primi anni dell’adolescenza: un fattore determinante per perdere la fiducia nelle istituzioni. «Media, internet e social network - dice Pietro Goffrini - ti sbattono in faccia tutto tutti i giorni, dal mattino alla sera, quanto sia difficile trovar lavoro e avere un futuro in Italia. Lo vedi in tv, sul telefono, su internet, ne parli a casa e a scuola: è ovvio che nasce spontanea la voglia di andarsene». Dove vedete più opportunità lavorative? «Estero - ribadiscono all’unisono Luigi Olivati e Giulia Ghiretti del liceo Marconi -. Seguendo i problemi attuali di stabilità politica, viene spontaneo pensare ad un futuro fuori dall’Italia. È ovvio che è brutto ammetterlo, è una sorta di vigliaccheria, ma se qualcosa non cambia andare all’estero non è più una scelta ma un obbligo».
«Non credo che l’Italia abbia molto da dare alla mia generazione - sostiene Camilla Rovesti, liceo Romagnosi -. La mia aspettativa lavorativa è all’estero, anche se non si può partire senza preparazione e senza avere le idee chiare». Dubbi? «Qualcuno sì - risponde Giulio Cavalli, anch’egli maturando del liceo Romagnosi -. Quello che dice Camilla è vero, soprattutto perché, in questo Paese, noi giovani non siamo appoggiati nel realizzare le nostre aspettative. Al contempo, però, ammettere di volersene andare mi sembra un po’ brutto perché dovremmo essere noi, per quanto difficilissimo, a impegnarci per sollevare questa situazione di crisi non solo economica, anche di valori, cercando di crearci nuove opportunità». 

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