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Il racconto di Francine nei campi dell'orrore

28 aprile 2013, 01:51

Il racconto di Francine nei campi dell'orrore

Beppe Facchini

Contare i cadaveri come unico gioco a disposizione, immaginare il proprio cibo preferito per non sentire i morsi della fame, trovare il coraggio ripetendosi una semplice frase: «Devi resistere». Francine Christophe ricorda così i giorni interminabili trascorsi tra i campi di prigionia francesi e quello di concentramento di Bergen-Belsen.

Per non dimenticare
 Dopo la guerra e le atrocità naziste, il suo impegno per non lasciare che il mondo dimenticasse l’orrore vissuto da milioni di ebrei si è concretizzato con la pubblicazione di numerosi libri, video ed incontri in giro per l’Europa.

Parma Lirica
 E così ieri mattina, nella sede dell’associazione Parma Lirica, ad ascoltare il suo racconto c’erano gli studenti del Liceo scientifico e linguistico «Marconi» che frequentano le classi del Progetto Esabac, un corso di studi al termine del quale è rilasciato un diploma binazionale franco-italiano.

Lezione in francese
Proprio per questa ragione l’incontro si è tenuto completamente con la lingua d’Oltralpe, con Francine incalzata dalle tante domande dei ragazzi. «Vous êtes libre», «siete liberi»: nel 1945, quando l’esercito sovietico è arrivato nell’inferno in cui era stata condotta un anno prima assieme alla madre, la possibilità di tornare ad una vita normale quasi non le sembrava vera.
Arrestata mentre tentava di fuggire dalla Francia del generale Petain, allineato col regime tedesco, la Christophe ha rivissuto i suoi lunghi viaggi in treno al limite della sopportazione.

Il racconto
«Nel vagone c’era di solito un bidone per i nostri bisogni - ha raccontato -, ma eravamo in tanti e perciò si riempiva subito, con la m... che fuoriusciva  ovunque». Utilizzando proprio quel termine italiano, per rendere ancora più vero e crudo il suo racconto, Francine ha ricordato tanti particolari di quell’orribile esperienza vissuta sulla propria pelle.

Disumanizzazione
«Pelle sporca, perché non potevamo lavarci - ha aggiunto -. Per Hitler eravamo una sottocategoria umana: doveva farcelo capire tenendoci a digiuno e senza pulizia, preda di malattie e infezioni». «Déshumanisation», «disumanizzazione»: è la parola marchiata a fuoco nella mente dalla Christophe, che ieri l’ha ripetuta continuamente e che oggi la ricorderà anche agli studenti degli istituti Ulivi e Romagnosi.

L'Istituto della Resistenza
«Ospitare per due giorni Francine è stato possibile grazie alla collaborazione dell’Istituto storico della Resistenza», ha infine sottolineato la professoressa Stefania Ablondi, tra le promotrici di un evento non a caso organizzato nella settimana di celebrazioni del 25 Aprile.

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