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Parma

La Dc a Parma: in 309 clic la storia della balena bianca

28 aprile 2013, 01:51

Mariagrazia Manghi

Si è sviluppato nel tempo l’Archivio dell’associazione culturale Il Borgo raccogliendo la documentazione ufficiale della Democrazia Cristiana poi Partito Popolare, Margherita e Ulivo, storie e fotografie della Prima Repubblica, ricordi e testimonianze dell’impegno politico dei cattolici parmensi nel ‘900, materiale a disposizione per chi volesse studiare un pezzo della storia politica locale e dei suoi intrecci con le vicende nazionali.
«Questa è l’occasione per rivedere immagini, incontrare vecchi amici e riflettere su un tassello della nostra storia - ha salutato Paolo Scarpa, presidente dell’associazione, in occasione della presentazione del riordino e della catalogazione dell’archivio fotografico - e per invitare chi ha vissuto quel periodo a portarci altro materiale e completare il nostro fondo». Introdotto da un intervento di Giorgio Campanini, studioso del movimento cattolico, che ha compiuto un excursus storico sul rapporto tra storiografia e iconografia e sull’uso delle fonti, la loro selezione e conservazione, l’incontro è stato caratterizzato dalla calda e competente partecipazione di un pubblico formato in gran parte dai protagonisti della storia della Democrazia Cristiana locale e della vita politica di Parma. La proiezione di circa un centinaio di fotografie, organizzate dall’archivista Costanza Marchesini, è stata commentata da Giampaolo Mora deputato e poi senatore a partire dal ’76 e da Giorgio Paini, segretario provinciale della DC negli anni ’52 e ‘53 e oggi presidente dell’Istituto storico della resistenza: «Colui che ha portato cinque esponenti del partito locale in Parlamento nel 1948», come ricordato dai partecipanti riuniti nella sala Borri di via Turchi.
Ricordi di un’epoca, fatti, svolte politiche, aneddoti, «la nostra piccola storia» ha ricordato con orgoglio Mora, anni in cui i messaggi arrivavano da Roma utilizzando un codice segreto perché come diceva Andreotti «i comunisti arrivavano ovunque».
Oggi le fotografie sono ordinate in sei grandi contenitori, ciascuna in una busta completata da una scheda compilata secondo uno schema che consentirà l’inserimento nel software del ministero dei Beni culturali una volta che si decidesse di inserire l’Archivio del Borgo nel complesso del sistema di catalogazione nazionale.
«Ci auguriamo che sia possibile costruire una rete con altri archivi della città, intrecciando la storia dei diversi partiti politici - ha concluso Eugenio Caggiati, già presidente dell’associazione - e desideriamo che si passi la voce del nostro lavoro in modo che si possano raccogliere altre fotografie e nuova documentazione».

 

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