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Parma

Resistenza: vandalismi sulla sagoma di Tomasicchio

27 aprile 2013, 19:05

Resistenza: vandalismi sulla sagoma di Tomasicchio

Grave atto vandalico nella notte a Parma dove è stata decapitata e imbrattata una delle sagome che celebrano in centro il 25 Aprile a ricordo di dieci grandi personalità della lotta partigiana nel parmense. A subire l'oltraggio di ignoti, la sagoma di Domenico Tomasicchio, antifascista ucciso nel dicembre del 1944 dopo essere stato brutalmente torturato.

A denunciare l’episodio è stato il Centro Studi Movimenti che ha ricevuto la solidarietà anche dal sindaco a 5 Stelle di Parma, Federico Pizzarotti.

«E' un gravissimo atto – ha commentato Pizzarotti – e speriamo che presta venga individuato il responsabile. Quanto successo non ferma, anzi rende ancora più forte, il nostro impegno nel promuovere i valori antifascisti».

Di seguito il comunicato del Centro studi moivmenti:
Dopo la sparizione di “Livia” da piazzale Corridoni, stanotte – tra il 26 e il 27 aprile – è stata imbrattata e decapitata la sagoma di “Nullo”, Domenico Tomasicchio, in strada Cavestro davanti alla sede dell’Università. Negli scantinati di quel palazzo, “Nullo” fu ucciso dai fascisti della Brigata nera nel dicembre 1944, dopo una settimana di sevizie e torture.
Ora, probabilmente per un ottuso atto di vandalismo, senza un particolare significato politico, la sua figura è stata nuovamente offesa: un gesto che ci dovrebbe preoccupare profondamente.
Chi l’ha compiuto probabilmente non sa nemmeno chi sia stato Domenico Tomasicchio, non conosce la sua nobile figura di partigiano non sa che in quel lontano 1944, funzionario di Stato quale era e non più in età di leva, avrebbe tranquillamente potuto aspettare che tutto finisse, scegliere di starsene a casa, con sua moglie e il suo piccolo figlio. Chi ha compiuto questo gesto non sa che “Nullo”, invece, scelse da che parte stare, muovendo lui stesso – senza aspettare altri – i propri passi verso la libertà e al prezzo della sua stessa vita.
Questo gesto, dunque, è il segno evidente della perdita di memoria e idealità collettiva che le nuove generazioni, e con loro la società nel suo complesso, hanno subito negli ultimi decenni. È il segno dell’autolesionismo culturale e identitario cui siamo costretti da un onnipotente ed edonistico presente, un tempo volgare che troppo spesso crede di poter fare a meno di pensiero, conoscenza e riflessione critica.
Eppure, per coloro che tenacemente e controcorrente si pongono il problema di ricostruire relazioni sociali e scambi culturali fondati anche sulla conoscenza del passato, sulle sue interpretazioni e riletture, sulle sue possibili indicazioni per un presente meno misero e umiliante, quel gesto è una sfida da non evadere. Una sfida da affrontare di petto.
Sapevamo che una mostra come 10 volti per la Liberazione, all’aperto, senza protezione, con installazioni ben visibili nelle strade e piazze della città, avrebbe potuto sollevare problemi e gesti di questo tipo. Eppure non si può pensare di diffondere i valori e la memoria dell’antifascismo e della Resistenza solo nei circuiti culturali o negli ambienti politici già sensibilizzati a quei valori e a quella memoria. La politica della memoria antifascista deve, oggi più che mai, scendere nel campo vivo e reale della battaglia delle idee, deve uscire nelle strade della città e riconquistarle, sottraendole al qualunquismo, al vandalismo, al fascismo. Si tratta di una lotta di civiltà. Una lotta che ha bisogno del sostegno di tutti.
Centro studi movimenti