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A singolar tenzone: Parma-Lazio

28 aprile 2013, 18:50

A singolar tenzone: Parma-Lazio

A cura di Pietro Razzini

Benalouane – Ederson Parte bene l’esterno della squadra di Donadoni. Di fronte un Ederson che viaggia a marce ridotte (soprattutto nella prima frazione di gioco). Benalouane innesta subito il turbo di Biabiany, servendo il francese con un “backdoor” che coglie impreparato Radu. Poi qualche altro tentativo in fase offensivo senza più trovare la giusta misura nel cross. Il lavoro nella propria metà campo è di ordinaria amministrazione: l’avversario diretto laziale lo impensierisce solo nella ripresa con un paio di tagli pericolosi. La squadra della capitale, nel complesso, trova più spazi sulla sinistra crociata con un Candreva in buona condizione atletica.

Mesbah – Candreva Se il vero Mesbah fosse questo, il Parma potrebbe aver trovato il suo pendolino. Un moto perenne, su e giù lungo la corsia sinistra. Peccato che, una volta arrivato sul fondo, trovi difficoltà nel dosare il cross. Davanti a lui un Candreva, ex di turno, voglioso di dimostrare come il periodo in Emilia sia stato solo una sfortunata parentesi all’interno di una carriera in ascesa.

Belfodil – Konko Quando il corpo a corpo è un’abitudine, non un’eccezione: Belfodil ingaggia un duello fisico con Konko ogni volta che la sfera giunge sul settore sinistro. Il giovane crociato, spalle alla porta, difende palla usando tecnica e fisico. Il difensore laziale cerca di superare le lunghe leve avversarie con anticipo e astuzia. Ai punti vince l’atleta di Petkovic, visto che il gialloblù si rende raramente pericoloso dalle parti di Marchetti. Qualche segnale di risveglio, tuttavia, si è visto: in questo finale di stagione sarebbe indispensabile ritrovare il giovane franco algerino in buone condizioni.

Valdes – Ledesma Due modi differenti di affrontare lo stesso ruolo: Valdes è un regista capace di far girare palla prediligendo il lancio lungo. Bravo nell’uno contro uno, rapido nel dribbling, mette in evidenza il suo passato da esterno offensivo sfruttando accelerazioni tipiche dell’atleta brevilineo. Ledesma, invece, si dimostra efficace quando riesce a muovere la sfera rapidamente sfruttando una velocità di pensiero superiore alla media in campo. Si piazza davanti alla difesa, legge l’azione avversaria in anticipo, chiude e ricostruisce.