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Ambiente, il neoministro Orlando: "Risposte immediate sulle calamità naturali". E il Parmense spera

28 aprile 2013, 21:04

Ambiente, il neoministro Orlando:

ROMA – Dai deferimenti alla Corte di Giustizia Ue per i rifiuti, all’Ilva, alle bonifiche dei siti industriali dismessi, fino allo smantellamento della Costa Concordia e l’emergenza frane: l’agenda del nuovo ministro dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare Andrea Orlando è già piena e anzi trabocca.
In primo luogo c'è il relitto della Concordia ancora arenato davanti all’isola del Giglio per lo smaltimento del quale il porto di Piombino dovrebbe essere la soluzione finale. Poi c'è la questione rifiuti, con un doppio deferimento alla Corte di Giustizia dell’Ue per le vicende della Campania e del Lazio (il precedente ministro si è molto impegnato per evitare la azioni sanzionatorie dell’Ue). A questo si aggiunge anche l’emergenza rifiuti a Palermo di queste ultime ore.
Sul tavolo del ministro dell’Ambiente ci sono poi le questioni relative alle bonifiche dei poli industriali più inquinati, da Porto Marghera all’area Caffaro a Brescia, fino alla Valle del Sacco, vicino Frosinone e, naturalmente, la prosecuzione dei lavori di risanamento dell’Ilva di Taranto.
L'ex ministro Clini, come ultimo atto alla vigilia del passaggio delle consegne avvenuto oggi, gli ha comunque indicato l'agenda verde come un promemoria, con l’auspico che possa essere «utile per il lavoro futuro» e che in otto punti riassume i problemi principali dell’ambiente e le priorità di intervento. Priorità che vanno dalla green economy alla 'de-carbonizzazionè dell’economia e alla riduzione delle emissioni, dalla lista delle tecnologie verdi alle città sostenibili e «smart», passando per le contromisure per il clima che cambia e il dissesto idrogeologico, e ancora cooperazione ambientale nel mondo, semplificazione e trasparenza per le autorizzazioni che non difendono l’ambiente, fiscalità ambientale al posto del fisco sul lavoro.
Il ministro Orlando, al quale parlamentari del Pd di Parma avevano inviato ieri una lettera chiedendo attenzione sul problema delle frane e del dissesto idrogeologico, in particolare in Emilia Romagna, ha già detto che per lui la prima cosa da fare è dare «risposte immediate sulle calamità naturali e rimuovere gli elementi di deterioramento del territorio».

Come deputato spezzino in questo senso si era già impegnato per gli interventi e i fondi relativi ai danni provocati dall’alluvione in Liguria e proprio all’inizio di aprile ha ripresentato alla Camera un progetto di legge, che aveva dovuto ritirare nel 2010, appunto sulla pulizia dell’alveo dei fiumi. Ma la sua esperienza nella Commissione antimafia, e contro le ecomafie, fa anche ben sperare il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza per «l'inserimento dei reati ambientali nel codice penale».
Andrea Orlando si trova però a guidare un dicastero che ha un bilancio ridotto quasi a un terzo rispetto a quello che aveva appena nel 2009. «468 milioni di euro, di gran lunga il dicastero con meno risorse tra quelli con portafoglio», fa notare il WWF che incita il neoministro a difenderne l’autonomia e lo spazio istituzionale, ricordando che al ministero dell’Ambiente competono funzioni fondamentali quali la tutela della biodiversità attraverso, in primis, il sistema dei 24 parchi terrestri e delle 30 aree marine protette.

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