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Arte-Cultura

La costa dei fenicotteri bellimbusti

28 aprile 2013, 22:09

Gustavo Marchesi
Fino a qualche anno fa mi accompagnava Sandra, funzionaria del municipio e dilettante di nautica, una campionessa in gioventù, unica donna iscritta alla società canottieri, dove tenevamo le barche. La ingaggiavo come nocchiera, la pagavo in nero senza denuncia e a quelle condizioni mi pilotava fino alla costa dei fenicotteri rosa antiquorum. Con la mia barca a motore si destreggiava tra le secche del fiume come un’anguilla e in meno di un’ora eravamo in zona. Aspettavamo il tramonto, quella luce di bragia, dove gli uccelli piegavano ondeggiando le gambissime. Lo spettacolo finì quando una piena gigantesca cacciò nei boschi la barca che rimase sospesa sugli alberi. Qualcuno poi se ne appropriò.
Mi dispiaceva per le mie gite, ma più mi dispiaceva per Sandra. Lei così vagabonda, inchiodata alla scrivania dell’ufficio, le sue qualità femminili umiliate, il suo uomo che la sfruttava a ore come una domestica e la tradiva senza riguardi: «Per una donna che mi piace perderei tutte e due le gambe», era quanto sapeva dire costui, il bel Dorando. Per colpa del vizio, il peggiore che viene dalle tenerezze, si ammalò in quella forma e un socio buonalana lo portò via, all’insaputa di Sandra.
Intanto capita nella mia cantina una sorpresa, una barca, molto simile a quella imboscata dalla piena. Non so come sia arrivata, io sono nel centro urbano, nella piazza della rocca demolita, distante dal fiume. Anche in famiglia, chi ha pratica di stranezze non riesce a capacitarsi. È probabile che il legno sia finito dentro infilandosi nei canali che passano sotto di noi e ai tempi della rocca riempivano il fossato. È una casa traballante che sogna sempre di andarsene.
Dopo la scoperta della cantina, personalmente ho sognato il battello almeno dodici volte. Pezzo dopo pezzo ho visto comporsi a prua una graziosa statuina, di pioppo bianco, somigliantissima alla silhouette di Sandra. È di buon auspicio, ma la barca sembra impossibile smuoverla. Non si stacca dal fondo asciutto duro e in famiglia si sono formati due pareri, chi non crede che possa prendere il largo, chi insiste che basta uscire da un imbocco e la navigazione poi seguiterebbe con l’assistenza di un meccanico a noleggio.
Sandra mi offre il suo aiuto. Ha una pratica, fin da bambina si dava da fare nel cantiere del padre. Disincaglia l’imbarcazione, e via, alla costa dei fenicotteri! Che gioia rivedere i bellimbusti collitorti! Ne sono conquistato, come sempre… Sandra invece è terrorizzata. Nel canneto ha rinvenuto il corpo di Dorando. È ancora vivo, ma non parla. Era chiaro che sperava di trovare la vera consolazione e mettersi fatalmente il cuore in pace.
Sandra non lo sapeva, si dispera. Non sa come dargli una mano e non sa come chiederla a me. Sono turbato, mi rendo conto come occorra da parte mia un gesto responsabile. Sono molto turbato, eppure la sofferenza di Dorando non riesce a impietosirmi. Mi vergogno per Sandra, dovrei darle conforto; so dirle soltanto che vorrei tornare.
Voglio tornare. Sandra deve rimanere qui ad assistere Dorando, a vederlo morire. È una buona figliola Sandra, non merita di piangere per lui.
Una squadra di sabbiaroli mi accetta sulla loro chiatta. Vorrei parlare con Sandra, ma da bordo non si vede, e neanche più i fenicotteri. Sono pentito, mi sforzo di darmi un contegno. L’imbarazzo non sfugge ai sabbiaroli che fischiettano di buonumore anche per distrarmi.
Sopra di noi una nuvola distesa accende tutto il cielo. Infiammati i fenicotteri traslocano.
Mi chiedo se li cercherò ancora.