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Provincia-Emilia

Traversetolo - "Parrocchia unica? Ora servono anche progetti condivisi"

28 aprile 2013, 22:00

Traversetolo -

Bianca Maria Sarti
 Dal 4 dicembre 2012 tutte le parrocchie del territorio di Traversetolo e frazioni, ad eccezione di Mamiano, sono entrate a far parte della «nuova parrocchia», una realtà unica coordinata dal parroco moderatore don Aldino Arcari.
«È un percorso – spiega don Arcari – che qui era già iniziato nel 2006 con il consiglio pastorale interparrocchiale che già comprendeva tutte le frazioni, compresa Mamiano che ora fa parte della nuova parrocchia di Basilicanova. Prima ogni parrocchia pensava a sé, oggi uniamo le forze, superando i confini e avendo in mente un’idea comune e condivisa di pastorale». «La nuova parrocchia nasce non solo perché mancano i preti – chiarisce don Arcari – ma anche per riscoprire la comunità e la missionarietà».
Don Andrea Avanzini, parroco di Bannone e Castione, è già in piena sintonia con don Arcari: «Sono molto contento del parroco moderatore – dichiara don Avanzini – che con premura e impegno si fa carico delle tante fatiche che comporta la sua nuova responsabilità». Fabio Fintschi, di Traversetolo, fa parte del consiglio interparrocchiale: «Occorre alzare lo sguardo verso le esigenze delle parrocchie frazionali. Dalla conoscenza personale il cambiamento verrà naturalmente».
Per il diacono Giampiero Tonello: «La nuova parrocchia significa farsi carico dei problemi, anche economici, di tutte le frazioni. Tutti i battezzati, nessuno escluso, sono chiamati a fare la loro parte: serve l’aiuto di tutti».
Secondo Emilio Binini, parrocchiano di Traversetolo: «A livello organizzativo potrà ad esempio essere ridotto il numero di messe, ma è soprattutto una questione di relazioni. Preti, diaconi e laici devono mettersi insieme per dialogare sui problemi».
Anche per suor Silvia Radaelli e suor Maddalena Maroni la parola chiave sarà la corresponsabilità: «Ognuno dovrà mettere a servizio della parrocchia i propri carismi».
 «Ciascuno è legato alle proprie consuetudini – aggiunge Laura Castello, moglie del diacono Pietro Cocconcelli – dobbiamo essere pronti a cambiarle, anche quelle relazionali. Forse un’iniziativa comune, un nome unico o anche solo una festa potrebbero aiutare a esprimere la nuova entità».
Carlo Barbieri e Cinzia Saccò sono di Castione: «È un passaggio inevitabile – commenta Carlo – c’è chi è più tradizionalista ma, pur difendendo le parrocchie più piccole, bisogna accettare la realtà».
 «La cosa che ci sta più a cuore è la chiesa – chiude Cinzia – è importante che venga mantenuta almeno qualche celebrazione nelle parrocchie frazionali perché il rischio è di perdere i fedeli, soprattutto se anziani».