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Spettacoli

Pagliari, la bacchetta vale un Perù

29 aprile 2013, 11:21

Pagliari, la bacchetta vale un Perù

Lucia Brighenti
Un direttore d’orchestra parmigiano dirigerà Otello a Lima, nell’ambito del festival organizzato da Asociación Romanza per celebrare Verdi e Wagner. Matteo Pagliari, che è stato direttore musicale dell’Orquestra Sinfónica  Nacional del Perù per due anni, è tornato a Lima nel 2011, per dirigere il Requiem di Verdi, e nel 2012 per un concerto con l’orchestra Sinfonía por el Perú. Quest’anno l’appuntamento è doppio: Pagliari dirigerà un galà dedicato al Maestro di Busseto e poi Otello, in settembre. «Lavorerò con un cast internazionale, - spiega il maestro - in cui spiccano il tenore turco Efe Kislali, nel ruolo del titolo, il soprano bulgaro Svetla Krasteva e il baritono spagnolo Luís Cansino (Jago)». Per prepararsi, il giovane direttore sta studiando partitura e lettere di Verdi, alla ricerca della più autentica volontà del compositore riguardo Otello, opera di cui rimangono anche le «disposizioni sceniche» che forniscono preziosi dettagli: «L’interprete di Otello non è un tenore stentoreo. - osserva Pagliari - Deve, è vero, avere un grande centro, ma deve anche avere moltissime sfumature. Su questo Verdi insisteva moltissimo: la parte vocale di Otello è letteralmente "costellata" di sottovoce. Quanto a Jago, dalle lettere che Verdi scambiava con Boito si capisce che lo intendeva ben diverso dalla figura luciferina che abbiamo assimilato. Mingherlino e con l’aria da uomo giusto, lo descriveva Verdi. Jago non è il diavolo, è un uomo sprezzante, convinto dell’impossibilità di far altro che il male. Dice "Son scellerato perché son uomo", più chiaro di così!». Un lavoro d’interpretazione storicamente informata che Pagliari ritiene essenziale per tutte le produzioni verdiane: «Non si dovrebbe seguire se non quella strada. - afferma - Basare una produzione su un’edizione vicina all’autografo è un’opportunità per riavvicinarsi al pensiero del compositore, cosa che dovrebbe rappresentare il primo obiettivo di tutti: direttori, cantanti, registi e anche del pubblico. Detto questo, utilizzare un’edizione critica è solo il punto di partenza».

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