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Arte-Cultura

Parmigiano alla corte d'Ungheria

29 aprile 2013, 19:35

Parmigiano alla corte d'Ungheria

Anna Ceruti Burgio

Parma nella seconda metà del XV secolo conobbe un grande fervore culturale, con la presenza di numerosi umanisti e letterati e il fiorire della nuova arte della stampa. Tra questi personaggi va ricordato nel cinquecentesimo della morte Taddeo Ugoleto, fratello dell’insigne tipografo Angelo. Taddeo, nato nel 1448 da Ilario, studiò le lettere sotto Giorgio Merula. Il Merula aveva aperto nel 1454 una scuola libera a Milano dove insegnava lettere latine e greche; qui Taddeo si erudì nella poetica e nell’eloquenza delle lingue classiche e cominciò a conoscere gli autori più importanti e le loro opere andando anche a cercarle nei manoscritti più rari.
 Quando nel 1476 il re di Ungheria Mattia Corvino prese in moglie Beatrice d’Aragona, figlia del re Ferdinando di Napoli, scienziati, artisti e letterati italiani affluirono a quella corte. Anche l’Ugoleto venne invitato a Buda; il re lo nominò presidente del suo Senato e affidò al suo consiglio la scelta degli uomini di cultura da chiamare alla sua corte, dandogli l’incarico di formare una nutrita biblioteca per dare un impulso al prestigio del suo regno. L’Ugoleto cercò di radunare tutti i codici che potesse di qualunque materia e lingua e di disporli convenientemente nella biblioteca, per il mantenimento della quale il re aveva disposto una forte somma di denaro. Così percorse tutta l’Europa, raccogliendo codici e approfittandone per aumentare la propria sapienza; istruì nelle lettere Giovanni Corvino, figlio naturale del re.
Il re lo inviò inoltre a Firenze nel 1487 per cercare delle opere pregevoli da poter trasferire in Ungheria; Firenze infatti, prima sotto Cosimo dè Medici poi sotto suo figlio Lorenzo, era il più importante centro di intellettuali e studiosi del tempo. Qui Taddeo conobbe Angelo Poliziano, che stava preparando per la stampa la prima Centuria delle sue Miscellanee, che lesse; a Firenze inoltre potè consultare importanti codici, dando l'incarico a copisti e miniaturisti di trascrivere quelli che non poteva trasportare. Vi restò fino a tutto il 1488, raccogliendo un gran numero di libri e di medaglie; strinse amicizia con vari letterati: oltre che con il Poliziano, anche con Marsilio Ficino, con Pico della Mirandola e con altri. Ritornò in Ungheria portando con sé molti scritti e medaglie, statue e oggetti antichi. Il re fu molto soddisfatto della sua opera, dei doni e degli acquisti; invitò così alla sua corte diversi eruditi fiorentini, come il Fonte, il Salviati, Niccolò Teologo e Filippo Valori.
Purtroppo tutto questo fervore culturale si interruppe bruscamente nel 1490, quando Mattia Corvino morì improvvisamente, tra il compianto dei sudditi e dei letterati. L'Ugoleto dovette allora tornare a Parma, dove per sostentarsi si mise a insegnare Lettere. Il fratello Angelo era un avviato tipografo, per cui le conoscenze fatte da Taddeo e il materiale da lui portato fruttarono l’edizione di parecchi autori classici.
Nel 1493 il nuovo re di Ungheria richiamò Taddeo, il quale però vi restò per poco tempo, visto che nell’ottobre dello stesso anno alcune notizie lo danno presente a Parma. Qui continuò a coltivare i suoi studi e formò con i suoi amici un cenacolo letterario, in cui si radunavano Francesco Mario Grapaldo, Giorgio Anselmi, Lazzaro Cassola e Francesco Carpesano; quanto alla sua vita privata, sappiamo che si sposò con Camilla, la quale gli diede sei figli, quattro femmine e due maschi, uno dei quali, di nome Elpidio, fu il primo gesuita di Parma. Morì povero nel 1513.