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Parma

Viaggio dentro San Francesco: i ricordi di chi ci ha lavorato

29 aprile 2013, 11:30

Viaggio dentro San Francesco: i ricordi di chi ci ha lavorato

Roberto Longoni

Ora, è prigioniero di se stesso, il carcere: in attesa di giudizio e torturato dal tempo. Fermi sul settembre del 1992,   calendari contorti dall'umidità appesi nelle celle ricordano da quando. Nessuna indulgenza, nessuna amnistia  in vista. San Francesco spera nella buona condotta (ossia nel restare saldo, senza far danni) per tornare a far parte della sua città, almeno un poco alla volta, ora che le mura non tengono nessuno dentro, ma il resto del mondo fuori.

«Altri tempi rispetto ad allora» sorride Gianfranco Marchesi, ora  neurologo all'ospedale di Guastalla, ma «allora», dal 1976 all'82, medico dal camice candido di laurea.  «Mi proposi per far le guardie qui. Vagliarono la mia domanda, fecero indagini sulla famiglia, fino sui più lontani parenti, prima di aprirmi i cancelli di San Francesco». Uno dei pochi che possano dirsi lieti di tale notizia.  Con lui, Maurizio Vescovi, che prima di diventare medico di famiglia a sua volta prestò servizio per  una grande famiglia di sconosciuti apparentati solo da questioni di giustizia. E' una visita al passato, quella che ora impegna i  due dottori. Un giro a ostacoli, perché oltre la facciata restaurata del Bettoli, un cantiere impone il dietrofront. Per addentrarsi nel Giudiziario (che ospitava anche la sezione femminile), si deve varcare un cortile ora diventato prato con l'erba a mezza gamba. Al di là della soglia, si entra nell'odor di cantina. «Quante urla, quanti pianti. Quanti drammi qui dentro». ...L'articolo completo e una doppia pagina di servizi sulla Gazzetta di Parma in edicola