Sei in Archivio

Sport

A casa Errichiello la pallavolo è passione vera

01 maggio 2013, 01:04

A casa Errichiello la pallavolo è passione vera

Franco Ferraguti

Metti un caffè a casa Errichiello dove il volley è chiaramente presente ma in modo discreto, un po’ scanzonato e tutt’altro che ostentato. Nel salotto, dove alla parete non c’è in cornice la maglia azzurra che magari ti aspetti ma un bel quadro del golfo di Napoli, ecco sorridenti due generazioni. Giovanni il capofamiglia (Gianni per gli amici) , parte importante dei ricordi sportivi di chi negli anni ottanta ha frequentato il Palaraschi perché grande protagonista di un’epoca in cui Parma era capitale della pallavolo, è ora un manager giramondo (responsabile amministrativo di un Consorzio leader nel settore oftalmologico) che, permettendosi il lusso di parlare più lingue, tiene sotto battuta banche e fornitori. Al suo fianco ecco la moglie Marilù, che ai tempi d’oro della Santal non mancava mai sulle tribune (»penso di aver assistito a più di mille partite» confessa) ed ora come psicologa strizza i cervelli a Viadana. Poi i due figli molto svegli che hanno evidentemente il volley nel dna ma non nascondono interessi e progetti che esulano dai parquet. Il ventitreenne Nicola, figlio maggiore e futuro ingegnere elettronico, fino al 2008 ha saltato sotto rete con le squadre dell’albero del Volley ma una volta iscritto all’Università, per abbinare agli studi attività lavorative nel settore di specializzazione, ha chiuso con schiacciate e muri. La figlia Caterina, diciottenne morettina tutto pepe, oltre a frequentare il liceo scientifico Marconi, gioca in B2 come opposto – centrale nell’Anderlini Modena e, confermando che buon sangue non mente, è nel mirino di molti osservatori anche perché tra l’altro nella scorsa stagione, nella fase finale del torneo nazione Under 18, è risultato il miglior opposto del lotto. «Anche se gli impegni di lavoro non mi lasciano molti spazi riesco, grazie alla collaborazione con Paola Zurlini, dirigente tuttofare, a sedere ancora come allenatore sulla panchina della Coop Nordemilia Under 16 – spiega Giovanni – e questo mi permette di valutare da vicino l’evoluzione non solo tecnica della pallavolo.» I tre scudetti e le altrettante Coppe dei Campioni e Coppe Italia, ed il bronzo dell’84 alle Olimpiadi di Los Angeles conquistati sono punte di diamante nell’albo d’oro di Errichiello che nella stagione 94 – 95 ha chiuso con la serie A ma poi fino al 2010 ha continuato a saltare sotto rete, in veste di allenatore - giocatore con i nonnetti del Tandres che, con Belletti in testa, riuscivano in serie C a mettere in difficoltà diciottenni di belle speranze. «Come allenatore mio padre è forse troppo perfezionista e lo posso affermare perché quando giocavo nell’SC Parma me lo sono trovato in panchina – tiene a precisare Caterina – ma devo dire che le sue osservazioni sono sempre state preziose ed azzeccate.« «D’estate andiamo al mare a Ravenna anche perché Gianni ha il chiodo fisso delle partite di beach volley con Recine ed altri ex nazionali - precisa poi divertita Marilù ma Giovanni chiede un «time out» perché ha altre cose da dire.«Soprattutto a livello femminile la pallavolo è sempre più fenomeno di massa – continua – grazie anche all’impegno di tecnici e dirigenti che lavorano spesso in modo disinteressato. Trent’anni fa tutto era più «naif» e la disciplina si è anche evoluta sotto l’aspetto dei regolamenti ma era bello giocare anche col «cambio palla».»E’ vero che nei luoghi più disparati le chiedono «Ma lei è proprio l’Errichiello della Santal» ?« E’ successo più volte in Italia in particolare con interlocutori dai capelli brizzolati – confessa divertito – ma una volta, in Francia, ho incrociato un certo Bouvier, avversario in partite internazionali, che mi ha voluto invitare a tutti i costi al bar mentre a Nuova York, nella hall di un hotel durante la pausa di un convegno, un distinto signore, con un accento da padrino mi ha detto « Io visto a Roma partita con te».» A questo punto Caterina, ancora lei, interrompe l’amarcord per sbottare «Sui campi di gioco in tanti mi chiedono se sono la figlia di Gianni. Forse dovrei scriverlo sulla maglia di gioco». A questo punto per evitare discussioni in famiglia saluti e strette di mano a microfoni spenti.