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Economia

Spunta un credito ma la società non esiste più. Difficile poterlo riscuotere

30 aprile 2013, 22:28

Eravamo soci di una s.n.c. che aveva cessato l’attività. Avevamo chiuso la liquidazione e cancellato la società. Ci comunicano ora che alla società è stato riconosciuto un credito derivante da un vecchissimo fallimento. Possiamo riscuoterlo anche se la nostra società non esiste più?
A.D. Parma

(A CURA DEL CONSIGLIO NOTARILE DI PARMA)
In realtà la cancellazione di una società dovrebbe avvenire solo quando tutti i rapporti sono stati definiti, pagati i debiti, riscossi i crediti, ceduti gli immobili e gli automezzi. Nella pratica talora questo non avviene, per dimenticanza o per fatti imprevisti come quelli descritti dal lettore. Prima della riforma del 2004 si discuteva se la cancellazione di una società con rapporti ancora in essere ne comportasse l’estinzione. Ora, in ordine alle società di capitali, la S.p.a. e la S.r.l., è espressamente previsto che alla cancellazione consegue l’estinzione. I creditori sociali potranno rivalersi non più sulla società ma solo sui soci, e limitatamente alle somme da loro riscosse nel bilancio finale di liquidazione (e sui liquidatori, se l’errata cancellazione fosse dipesa da loro colpa). Per quanto riguarda le società di persone (S.n.c. e S.a.s.), sussistendo una norma per certi aspetti simile, la Cassazione a Sezioni Unite ha ritenuto applicabile lo stesso principio. Conseguenza della cancellazione è l’estinzione della società. Di eventuali debiti di cui non si è tenuto conto risponderanno comunque personalmente i soci come, del resto, è nella logica delle società di persone.

I crediti Se per le passività il discorso è sufficientemente chiaro, per i crediti che si scoprissero spettare a una società cancellata il problema è più complesso. Anche in questo caso a risolvere un contrasto interpretativo è dovuta intervenire la Cassazione a Sezioni Unite che ha stabilito che i beni e i diritti che non fossero stati compresi nel bilancio finale di liquidazione si trasferiscono ai soci in regime di comunione indivisa. Non invece le nuove pretese e i diritti ancora incerti o non determinati, per la cui definizione sarebbe stata necessaria una ulteriore attività da parte della società. Dovrà intendersi quindi che, avendo scelto la società di procedere con la cancellazione anziché di agire per il recupero del credito, la società vi abbia rinunciato. E questo, sulla base della sentenza, pare essere il destino del credito del nostro lettore.

Gli immobili Succede più spesso di quanto non si creda, a seguito del progressivo aggiornamento del catasto, di scoprire porzioni di immobili, spesso di modesto valore, cantine, soffitte, aree cortilizie, dimenticati da società ormai cancellate. Se il valore è piccolo, il problema da risolvere è grande, tenuto conto che non sarebbe ammessa la reviviscenza di una società, o la cancellazione dell’avvenuta cancellazione. Uno spunto si potrebbe trarre dalle sentenze di cui si è detto, che ipotizzano una specie di successione dei soci nel patrimonio dimenticato, come fossero eredi di una società venuta a mancare.

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