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Sport

Famiglia Reggio: tutti e tre insieme sotto canestro

02 maggio 2013, 21:45

Roberto Lurisi
Sarebbe già bello poter sempre raccontare le vicende di una madre, di un padre e di un figlio che  lottano per il medesimo obiettivo e raggiungono insieme un traguardo importante nella vita. Se poi tutto questo avviene nello sport, e nello specifico su un campo da basket, una storia del genere diventa qualcosa di eccezionale. E’ quello che succede ogni giorno ad Anna Piccione, Armando Reggio e al loro figlio Daniele, rispettivamente madre, padre e figlio ma allo stesso tempo atleti della Laumas, la squadra di A2 di basket in carrozzina. Un evento che non ha eguali in Italia, favorito dal fatto che in questo sport, a livello di club, possono giocare insieme sia uomini che donne. Ed agevolato anche dalla crescita del giovane normodotato  (il termine tecnico è questo) Daniele che da tre partite è diventato play titolare. Una tipologia di giocatore, quella del normodotato, regolamentata e autorizzata anche in una disciplina per disabili: «Praticavo la pallacanestro in piedi – spiega proprio Daniele – ed ho giocato prima nel Basket Parma quindi nel Cus. Ho cominciato ad avere qualche problema fisico soprattutto ai polpacci, con contratture varie e stiramenti, tanto che alla fine avevo smesso. Poi l’anno scorso mi hanno spinto a provare il basket disabili e adesso eccomi qui. Devo dire che l’uso delle carrozzina mi crea dei problemi, ed è logico, ma la visione di gioco ed il modo di essere play è lo stesso». Fondamentale in questo passaggio la volontà dei genitori, in particolare del padre Armando, uno dei pionieri della prima Giocopolisportiva fin dagli inizi degli anni ‘80 e che proprio due anni fa nel parcheggio del Palaciti a chi lo salutava, ripeteva quasi in «trance»: «Occhio che quest’anno porto a giocare mio figlio!». Una vera minaccia, figlia di un orgoglio giustificato che riemerge anche oggi con le prestazioni del ragazzo (classe 1992) finalmente in campo ed in costante miglioramento: «Lo so, ma è così. Da quando è utilizzato nel suo ruolo vero, anche se perdiamo, è lui il migliore. Io di questa squadra sono stato a lungo il play in annate più importanti e credo di avere un’idea di come si possa giocare, pur capendo le differenze tra basket in piedi e quello in carrozzina». «Sono d’accordo – spiega al suo fianco mamma Anna – ma non è questione di difendere il