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Spettacoli

Leone d'oro alla carriera a William Friedkin

02 maggio 2013, 15:11

Leone d'oro alla carriera a William Friedkin

E' stato assegnato al regista statunitense William Friedkin il Leone d’oro alla carriera della 70° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (28 agosto - 7 settembre).

Nella presentazione al Cda della proposta di Leone d’oro alla carriera, Alberto Barbera scrive che Friedkin «ha contribuito, in maniera rilevante e non sempre riconosciuta nella sua portata rivoluzionaria, a quel profondo rinnovamento del cinema americano, genericamente registrato dalle cronache dell’epoca come la Nuova Hollywood. Dopo aver scardinato le regole del documentario con alcuni lavori televisivi impostisi per lo sguardo asciutto, spietato e imprevedibile, Friedkin ha rivoluzionato poi due generi popolari come il poliziesco e l’horror, inventando di fatto il blockbuster moderno con Il braccio violento della legge (1971, premiato con cinque Oscar, tra cui miglior film e miglior regia) e L’esorcista (1973, nominato a dieci Oscar). È stato poi autore di film in anticipo sui tempi come Il salario della paura (Sorcerer, 1977), Cruising (1980), Vivere e morire a Los Angeles (1985) e Jade (1995, presentato alla Mostra di Venezia in Notti veneziane), alcuni dei quali solo in seguito ampiamente rivalutati come autentici capolavori». Friedkin ha ottenuto di recente un grande successo di critica e pubblico alla Mostra di Venezia 2011 con Killer Joe, presentato in Concorso.
«Venezia, specialmente durante la Mostra, è una casa spirituale per me - ha dichiarato Friedkin -. Il Leone d’oro alla carriera è qualcosa che non mi sarei mai aspettato, ma sono onorato di accettarlo con gratitudine e amore».

Friedkin riceverà il riconoscimento durante la Mostra di Venezia in programma dal 28 agosto al 7 settembre, dove presenterà il restauro de Il salario della paura (Sorcerer, 1977), appositamente realizzato dalla Warner Bros. «Considero Il salario della paura il mio film più personale e il più difficile da realizzare - ha dichiarato Friedkin -. Sapere che sta per avere una nuova vita al cinema, è qualcosa di cui sono profondamente riconoscente. Il fatto poi che il film abbia la sua prima mondiale alla Mostra di Venezia, è qualcosa che attendo con grande gioia. È una vera resurrezione di Lazzaro».

Nella motivazione del premio, Barbera scrive inoltre che Friedkin ha manifestato negli anni «una fedeltà rischiosa ai propri ideali che, allontanandolo dal centro del cinema hollywoodiano, lo ha spinto a cercare nel cinema indipendente quella libertà necessaria a perseguire la ricerca di un linguaggio fatto di spiazzamenti continui, di istinto visivo folgorante, visionario, allucinatorio, eppure insaziabilmente affamato di realtà anche quando sembra perdersi nel delirio cinetico, astratto e perfezionistico delle prepotenti sequenze d’azione e d’inseguimento che caratterizzano la sua opera in maniera emblematica. William Friedkin rappresenta ancora oggi l'esempio di un cinema esigente, intellettualmente onesto, emotivamente intenso, programmaticamente avventuroso ed erratico: un antidoto potente e generoso al crescente livellamento del cinema contemporaneo».

E' stata pubblicata da pochi giorni negli Stati Uniti la sua autobiografia, The Friedkin Connection (HarperCollins), che Bompiani sta traducendo in italiano e che presenterà a Venezia in anteprima.