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Arte-Cultura

Redenzione oltre l'abisso dell'orrore in «Il male ero io» di Pietro Maso

02 maggio 2013, 20:18

Redenzione oltre l'abisso dell'orrore in «Il male ero io» di Pietro Maso

Isabella Spagnoli

E’ la storia di un assassino, la storia di un uomo, di un pentito che in tanti anni di carcere ha saputo allontanare il lato oscuro ritrovando la fede religiosa, quella raccontata da Pietro Maso, con l’aiuto della giornalista Raffaella Regoli, nel libro «Il male ero io». «In ogni momento della mia vita penso a quello che ho fatto. E in ogni momento con uno sforzo carico di dolore, vado a caccia di quei frammenti e guardo in faccia la realtà, senza alibi. Non è stato per niente facile. Ci sono voluti vent’anni di carcere e quasi altrettanti di preghiera». È il 17 aprile del 1991 quando Pietro Maso, un ragazzo di paese come tanti, orrendamente uccide i suoi genitori con l’aiuto di tre amici. Pietro vive a Montecchia di Crosara e immagina un futuro diverso da quello di mamma e papà. Guarda la televisione e sogna belle macchine, soldi in abbondanza, donne affascinanti. Maso sogna la ribellione, non vuole diventare un contadino, mira a una vita da star «...una vita di successo. Oltre oceano gli uomini avevano bicipiti abbronzati e scolpiti, e non anonime braccia votate alla fatica. Dicevi Miami e tutti sapevano dov’era. Dicevi Montecchia di Crosara e non riuscivi a trovarla neppure sulla cartina. Anonimo il paese, anonime le vite che lo abitavano. Appartenevano a una generazione che non si riconosceva più nei nonni, nei padri».

La soluzione più facile  gli sembra  uccidere, per denaro e per il miraggio di un’esistenza diversa; ma quel crimine infinitamente atroce segna l’esistenza di Pietro che viene condannato a trent’anni di carcere (con l’indulto e gli sconti di pena per buona condotta sono diventati ventidue). Da poche settimane Maso è un uomo libero, un uomo diverso che, attraverso le pagine crude di questo suo memoriale, racconta il travaglio passato, i sensi di colpa, la durezza della reclusione e infine il conforto della preghiera, la salvezza trovata nella fede. Una testimonianza aspra, folle e al tempo stesso lucidissima che induce il lettore a diverse riflessioni. Dinnanzi alla descrizione del Male, che in Pietro ha preso vita in molteplice forme, viene da chiedersi il perché, e l’attenzione  va alla frase di Bertolt Brecht che appare all’inizio della prefazione di Raffaella Regoli: «Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati».

? Il male ero io
   Mondadori, pag. 189, € 17,00