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Spettacoli

Film recensioni - Effetti collaterali

04 maggio 2013, 20:54

Film recensioni - Effetti collaterali

Filiberto Molossi
Se fosse vero, gli effetti collaterali sarebbero pesanti: uno strano senso di nostalgia, irritabilità da assenza, frustrazione. Ma trattandosi di lui, che sulla simulazione ha costruito un'etica cinematografica, non si può mai dire: perché - e nessuno come l'ex enfant prodige di Atlanta lo sa - la verità di oggi è il dubbio di domani. Soderbergh ha detto basta: non gioco più, me ne vado. Se si esclude la coda a Cannes (dove a breve sbarcherà in concorso con una pellicola girata per la tv sulla vita ultra kitsch dello stravagante musicista Liberace), questo, nelle intenzioni del 50enne versatile autore, è l'ultimo film. E sì, se fosse vero, sarebbe un peccato. Perché il regista di «Traffic» e della saga di «Ocean's eleven», a quasi 25 anni dal debutto, dimostra ancora proprietà di linguaggio e una serena facilità nel dominare il mezzo.
Anche in «Effetti collaterali», thriller psicologico ed esistenziale in cui Soderbergh si serve del genere per accarezzare con la cinepresa i segni invisibili oppure tangibili di un disagio perenne, camminando sul filo della disperazione contemporanea per raccontare una società del «benessere» che sopravvive grazie a pillole capaci di farti dimenticare quanto sei infelice. Là dove, in un modello capitalista che già di per sè è una malattia (tra insider trading e conti alla Cayman, in una speculazione folle che non coinvolge solo titoli o bond ma  anche le vite altrui), le emozioni sono per lo più artificiali, prodotti da laboratorio: e per non scendere dalla giostra si cerca un senso dentro flaconi pieni di speranze e di bugie.
Una donna, in preda al sonnambulismo, uccide il marito: ma è colpa sua o delle pillole che le ha prescritto lo psicanalista? E soprattutto: è andata davvero così? Hitchcockiano ed elegante (a volte basta un buco in una coperta o un'immagine deformata da uno specchio per evidenziare un'incrinatura, per allargare la crepa), «Effetti collaterali», seppure senza ambire a particolari vette di originalità o estetica,  coglie in maniera puntuale la sensazione di soffocamento e di solitudine dell'attualità, chiamando però a cimento lo spettatore in un gioco che è sempre doppio, quando non triplo: dove il film si diverte a confutare i suoi stessi presupposti, mostrando tutti i limiti di scienze (la psicanalisi, la chimica dei sentimenti e infine anche il cinema) mai esatte. Complice un cast di volti noti (dove il ruolo principale però è affidato all'emergente Rooney Mara di «Uomini che odiano le donne»), Soderbergh, con stile freddo e il solito grande talento nell'utilizzare in senso narrativo colori per lo più acidi (come al solito il regista firma anche la fotografia, oltre che il montaggio, usando uno pseudonimo), guarda agli amanti diabolici attendendo che il postino suoni almeno due volte: per essere uno che sogna di andare in pensione prima del tempo, non si può dire che non si tenga occupato...

 

EFFETTI COLLATERALI
REGIA: STEVEN SODERBERGH
SCENEGGIATURA:
SCOTT Z. BURNS
FOTOGRAFIA E MONTAGGIO: STEVEN SODERBERGH
INTERPRETI: ROONEY MARA, JUDE LAW, CATHERINE ZETA JONES, CHANNING TATUM, POLLY DRAPER
GENERE:
THRILLER
Usa 2013, colore, 1 h e 46’
DOVE:
THE SPACE BARILLA CENTER, THE SPACE  CAMPUS
GIUDIZIO: ?????


 

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