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Arte-Cultura

Linea Gotica, diario della paura

05 maggio 2013, 00:39

Rita Guidi

Romano Saba aveva solo cinque  anni. Eppure quell’improvviso frastuono festoso gli lucida ancora gli occhi; lo sguardo a un orizzonte lontano, che gli appartiene ancora tutto, come il libro che porta sottobraccio.
E’ il diario del padre, Alberto Saba: «Quando c’era la guerra» (Campus Edizioni, 112 pag., 10 euro). Un manoscritto prezioso, sottratto alla furia dei rastrellamenti, dal sicuro (e utilmente maleodorante...) rifugio della gabbia dei conigli.
Una testimonianza unica: per la forza di una cronaca puntuale di quella difficile (spesso drammatica) quotidianità, e per lo spessore affettivo, che travalica l’amore di (e per) un padre, per farsi voce di tutti.
«Ringrazio mio nonno – scrive nella prefazione a questa edizione postuma voluta dai figli, la nipote Diletta Rita Saba – per aver deciso di annotare per iscritto quei giorni terribili (...) dandomi l’opportunità di conoscere, grazie al valore salvifico e compensatorio della scrittura, un passato che avevo dato per perso e una magnifica persona...».
E’ la storia di un uomo, nell’ultimo anno di guerra. Di «un padre di famiglia umbro, sorpreso dalla guerra sulle Apuane».
Di un maestro di scuola che, nonostante il sangue e le bombe gli feriscano gli occhi, continua a guardare al mondo con speranza; la convinzione ferma «che il dono più grande che possano avere gli uomini è la pace»  1944, dunque.
 E dunque Gragnola (Valle del Lucido), dietro la Linea Gotica: più spesso i boschi anziché una casa, come ultimo rifugio.
Tre bambini – Paola, Giovanni e, appunto il piccolo Romano o Manino, come viene chiamato nel libro – da crescere e proteggere dalla fame e dalle offese, per Alberto e la moglie Ilia, ogni giorno è una sfida. Ad ingegnarsi per risuolare le scarpe... a trovare la legna per cuocere (magari) un po’ di pane... a sperare che quel bussare alla porta (uomo? nemico? soldato?)  sia
 solo un chiedere aiuto.
La paura, insomma, fino a quel giorno, così ben descritto nelle ultime righe del diario. Autoblinde, carrarmati, camionette... campane che suonano... Le bandiere americane e lo stupore dei «mori»: «Noto che porta sul petto un piccolo crocifisso – scrive Saba in chiusura, di un soldato di colore che gli si avvicina per chiedere qualcosa – Non ricordo se mi vien fatto di arrossire. Fummo tutti colpevoli».
Quando c'era la guerra - Campus, pag. 112, euro  10,00
 

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