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Parma

Sagome oltraggiate, in 200 per "riportare in strada l'antifascismo"

04 maggio 2013, 21:59

Sagome oltraggiate, in 200 per

Chiara Cacciani
Quei dieci volti – veri – di ieri, i volti -veri-  dei 200 di oggi. E' l'antifascismo che ritorna nella strade di Parma, secondo l'intenzione del Centro Studi movimenti, che dopo aver riportato in centro storico e in Oltretorrente i personaggi simbolo della Resistenza se li è visti oltraggiare uno dopo l'altro: sparita due volte "Livia", una sola (ma è già abbastanza) "Gianni",  decapitati "Nullo" e "Mirka". E allora ecco la chiamata alla città: "Siate dei nostri".
L'appuntamento è alle 11 in piazza Garibaldi: la visita guidata alla mostra diffusa "10 volti per la Liberazione" era già sul depliant; programmata, insomma. Ma il fuori programma dei vandalismi l'ha caricata ovviamente di un significato ben maggiore. Dei duecento pronti a incamminarsi tanti sono giovani, e non solo grazie alla presenza della 5° pittura dell'Istituto Toschi. Ci sono anche il presidente del Consiglio comunale Marco Vagnozzi (il Comune ha contribuito alla realizzazione della mostra), c'è l'ex deputata Pd Carmen Motta.
 "Pensavamo di vivere in una città antifascista". Se lo lascia sfuggire in un soffio Margherita Becchetti, storica del Centro studi movimenti e una delle curatrici dell'iniziativa. Ma è solo un attimo: "Sapevamo che riportando in città i partigiani ci sarebbero state delle reazioni- ammette - , però non eravamo preparati ad azioni così sistematiche, una dopo l'altra. Ma è bene che le contraddizioni siano venute fuori, che la presenza di questa mostra  abbia suscitato un dibattito, che ci si trovi a confrontarsi con quello che esiste". "E' bello – stavolta lo dice ai partecipanti  - che oggi anche voi ci mettiate il vostro volto: loro – questi 10 partigiani – l'hanno fatto nel momento di scegliere da che parte stare".
Parte la processione e la prima tappa è via Bruno Longhi, esattamente quel Bruno Longhi, "Fulvio", che guarda i passanti seduto su una recinzione, la giacca, la cravatta, il cappello. E' un altro storico del Csm, William Gambetta, a raccontare il suo destino segnato di intellettuale e politico sempre nel mirino dei fascisti. Ma non se ne andò dalla città, "Fulvio", e continuò fino all'arresto, alle torture, e alla morte a scrivere, stampare, diffondere. La voce si leva dalle casse, la città passa, osserva, qualcuno si ferma. Dal corteo c'è chi posa un garofano rosso, così come poco più in là, davanti alla Casa della Musica, di fronte a quel giovane ufficiale in divisa arrivato dalla Sicilia che dopo l'8 settembre si unì ai ribelli con il nome di "Pablo": il coraggioso comandante Pablo – raccontato da Ilaria La Fata - che cadde nell'Eccidio di Bosco di Corniglio insieme ad altri cinque partigiani.

A prenderne il posto fu Giacomo Ferrari, "Arta", che è tornato ad arringare la folla in piazzale della Pace. "Arta" che nella lotta di Resistenza perse il figlio Brunetto, anche lui "ribelle", "Arta" diventato poi sindaco di Parma che conintuò a "resistere" quando nel 1960  negò le sale del palazzo del Governatore al Msi e nel 1972 volle tenere l'orazione funebre per Mario Lupo. E' la volta di strada Giordano Cavestro, che già prima della fine della guerra i compagni – con la vernice rossa – avevano destinato a portare il nome di "Mirko": quello che la sagoma ricorda 14enne e serio, prima della diserzione dall'esercito di Salò, l'entrata nela distaccamento Griffith, l'arresto e la fucilazione per rappresaglia a Bardi, non ancora ventenne. Poco più in là, sotto i muri del palazzo dell'Università che ospitò le sedi del Partito fascista e della Brigata nera, c9è quel che resta di "Nullo",

Domenico Tomasicchio, il vicecomandante del Comando Piazza che lì morì dopo sette giorni di torture e lì è stato decapitato dai vandali: al posto del suo volto oggi c'è un cartoncino con un cuore in frantumi. In piazza Ghiaia l'omaggio-memoria alla sagoma di "Gianni" Eugenio Copelli, il persoanggio-chiave del del reclutamento e dell'organizzazione delle squadre armate che lì fu ucciso con  una raffica di mitra e lì – a distanza di 69 anni è stato fatto sparire. Portata via nella notte, e due volte, la sagoma di "Livia", Maria Zaccarini. Decapitata e poi adottata dal circolo Aquila Longhi "Mirka", Laura Polizzi, che ha testimoniato fino alla morte, nel gennaio 2011, la storia e la memoria partigiana.

Ad ogni partenza un applauso. Quello più lungo in via Cavestro: "Il fascismo non è crudeltà – dice Margherita Becchetti -, il fascismo è razzismo: hai di fronte chi ha meno diritti di te ed è meno legittimato a vivere. Il fascismo di allora è il fascismo di oggi: è per questo che chiediamo che non abbia cittadindnaza politica, sedi e strade".

Il prossimo appuntamento sarà il 9 maggio: alle 18 è in programma la conversazione "Resistere in città", con lo storico Santo Peli, dell'Università di Padova, e Margherita Becchetti. Doveva tenersi al Palazzo del Governatore ma quello che è successo nei giorni scorsi ha convinto gli organizzatori a tornare di nuovo all'aperto: i Portici del Grano. "E' ora che queste vicende e questi valori tornino in piazza, e non restino solo tra chi già le ha fatte sue".
 

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