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Spettacoli

Luciano Garofano attore. "In scena contro il femminicidio"

05 maggio 2013, 21:55

Luciano Garofano attore.

 Mara Pedrabissi

Ha sentito l'urgenza di tornare alla parola scritta, dopo «Delitti imperfetti», benché non sia scrittore di professione. Il suo «I labirinti del male», indagine nello sporco universo della violenza contro le donne, scritto a quattro mani con Rossella Diaz, stasera diventa parola recitata sul palcoscenico del Teatro Asioli di Correggio (ore 21, ingresso libero grazie alla generosità dei Lions Club di Correggio, Guastalla, Reggio Emilia e Sant'Ilario). Luciano Garofano, sfilata la divisa da generale dei carabinieri, prova a indossare i panni dell'attore, al fianco di Giorgia Ferrero, attrice italiana che ritroveremo al Festival di Cannes. «Non ho la presunzione di fare l'attore, ma di dar vita al numero zero di un lavoro teatrale in cui interpreto me stesso, con umiltà ma con la voglia di fare cose serie» precisa l'ex comandante dei Ris di Parma.  
Stalking, violenza, femminicidio: una scia rossa di drammatica attualità. Coraggiosamente il presidente della Camera, Laura Boldrini, ha denunciato la scellerataggine delle minacce che le sono arrivate dal web.
«Sì proprio il web è una delle tematiche che noi tratteremo nel dettaglio in scena. Le nuove vie di comunicazione hanno aspetti evidentemente positivi ma si rivelano anche vie di aggancio, manipolazione, persecuzione»
 Ma poi, quando si va a vedere nel dettaglio, i colpevoli sono sempre dei prossimi, dei parenti
«Nel libro pubblichiamo numeri drammatici: l'80 per cento dei delitti avviene tra le mura domestiche, il 60 per cento ad opera del partner. Laddove dovremmo trovare affetto e sicurezza, troviamo morte. Rashida Manjoo, relatrice speciale dell'Onu, dice che in Italia il femminicidio è un crimine di Stato. Con tutto il rispetto per le istituzioni di cui mi sento ancora parte, credo che bisogna intervenire»
Dei casi che ha trattato nel libro, quale le è rimasto dentro?
«Tutti i casi di omicidio sono tragedie, è ovvio. Però tra i 13 che abbiamo raccontato certo quello di Emiliana Femiano, una ragazza che, accoltellata quasi a morte dal fidanzato, riesce a salvarsi. Il fidanzato va in carcere ma a un certo punto ottiene i domiciliari. Il ragazzo convince Emiliana a un ultimo incontro che si rivelerà una trappola mortale. La madre mi ha confidato: ci siamo sentiti abbandonati dalle istituzioni. Ecco, questo credo che fotografi il dramma di moltissime famiglie»
Come affrontare, dal punto di vista dello Stato, il femminicidio?
«Dobbiamo puntare alla specializzazione del personale preposto, dalla polizia al 118. E poi sicuramente a pene più severe e iter giudiziari più corti».
 Sente imbarazzo, da uomo, ad affrontare questi temi in scena?
«No, ho una figlia di 10 anni e mi sento particolarmente motivato per lei e per tutte le bambine, donne del futuro. Sento questo pericolo intorno a me. In fondo si sono fusi due mondi, quello mio proprio dell'investigatore e quello del padre che non può assistere inerme a una escalation inaccettabile»
Quali i consigli che darebbe a sua figlia?
«Nel libro abbiamo fatto con Rossella Diaz un vademecum. Prima regola è aprirsi, parlare. Parlare significa anche denunciare e pretendere con un legale che la propria vicenda non sia lasciata sulla scrivania. Rivolgersi a un Centro Antiviolenza, al Pronto Soccorso per documentare la denuncia. Abbiamo una legge sullo stalking da quattro anni ed è una buona legge».