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Arte-Cultura

L'amore può essere un sentimento amaro: colpa dei "miracoli sbagliati"

06 maggio 2013, 18:29

L'amore può essere un sentimento amaro: colpa dei

Andrea Violi 

Margherita e Giovanni sono bambini quando diventano amici. Si frequentano fino all'adolescenza, quando Margherita decide di concedersi. Ma per un contrattempo Giovanni arriverà tardi a casa: giusto in tempo per scoprire il fratello «in compagnia» dell'amica prediletta. Tragedia, colluttazione, cuori infranti e una certezza nella mente di quella ex bambina ormai donna: ha fatto un «miracolo sbagliato». In un attimo «ha reso brutta una cosa bellissima». Insomma, ha commesso uno di quegli errori che i piccoli rimproverano agli adulti.
«Miracoli sbagliati» è il nuovo romanzo di Sebastiano Mondadori. Milanese - e discendente del fondatore della famosa casa editrice, Arnoldo - Sebastiano Mondadori vive a Lucca, dove tra l'altro dirige la scuola  di scrittura creativa «Barnabooth». E' autore di diversi romanzi, fra cui "Un anno fa domani", pubblicato nel 2009 e selezionato per il Premio Strega nel 2010. In passato ha presentato un suo libro a Salsomaggiore ma, spiega, non frequenta Parma.
Sebastiano Mondadori ha coniato l'espressione "miracoli sbagliati". Un «miracolo sbagliato» allontana Margherita da Giovanni per molti anni: le loro vite parallele trascorrono fra (non troppe) gioie e (numerosi) dolori, finché in qualche modo torneranno a incrociarsi. Giovanni sconfigge un tumore, si rifugia a Lucca e si sposa con la spagnola Pilar - un po' eccentrica, un po' sfuggente e misteriosa - ma scoprirà che la felicità non dura in eterno.
Anche Margherita va forte, a modo suo: fa carriera, si sposa, passa da un amante all'altro... ma non riesce ad avere figli. E non riesce ad essere felice. E i miracoli sbagliati diventano quasi una serie.
In questo romanzo il vero protagonista è l'amore: quello che i protagonisti inseguono ma faticano a trovare, quello che si immagina bello ma in realtà è solo un ideale. Anche quando c'è il sesso, l'amore appare un po' distante, in questa storia.
L'autore spiega a Gazzettadiparma.it come nascono le pagine e il concetto stesso di «Miracoli sbagliati».

Non è un romanzo d'amore ma è un romanzo sull'amore... ed è abbastanza amaro. Da dove nasce l'idea?
L'idea è quella di raccontare le persone attraverso le rispettive “carriere” sentimentali. Sì, è amaro come libro... C'è anche una domanda di fondo: fino a che punto possiamo raccontare le persone attraverso le persone che hanno amato e da cui sono state amate?

Chi più, chi meno, i personaggi di «Miracoli sbagliati» hanno storie d'amore travagliate, ci sono tradimenti e sentimenti frustrati. E' “solo una storia” o vuole lanciare un messaggio di qualche tipo?
In questo mestiere si raccontano storie, poi è il lettore che deve immedesimarsi, giudicare e magari trarre un insegnamento. E' un libro molto amaro, su questo non c'è dubbio: i protagonisti hanno forse la nostalgia di quello che avrebbero voluto vivere, da un sogno idilliaco della prima infanzia che poi viene infranto.

Alla fine i protagonisti si ritrovano ma non è più la stessa cosa...
Hanno capito che avevano un'idea totalizzante dell'amore, che da adulti fa parte della vita ma non risolve le nostre esistenze.

Da dove è scaturita l'ispirazione per scrivere «Miracoli sbagliati»?
Non si inventa nulla, il lavoro del romanziere è rimescolare ciò che vive e ciò che guarda. Ci sono pezzi di esperienze che possono essere miei o raccontati o vissuti a fianco di altre persone... fa parte di questo lavoro.

Almeno l'ambientazione a Lucca... è a lei vicina!
Sì, da alcuni anni vivo a Lucca. E si scrive sempre di ciò che si conosce... E' stato interessante misurarmi con la realtà provinciale, che conoscete bene anche a Parma. Era anche uno sfondo romantico, perché Lucca è una città dalla bellezza inutile: sembra quasi che chi ci vive non se ne accorga.

A Lucca come hanno preso questa definizione e come hanno accolto il libro?
Non ci sono stati grandi problemi! I lucchesi sono i primi ad essere critici verso loro stessi però vedono male la critica da parte di chi viene da fuori.

Un "miracolo sbagliato" quindi è un evento bello che accade in un momento inopportuno
Visto dagli occhi dei bambini, è... come gli adulti riescono a trasformare in brutta una cosa bella. Più in generale c'è l'idea del paradosso dell'esistenza, la metafora dell'infelicità umana.

Come le è venuta in mente questa definizione?
Stavo scrivendo una recensione all'opera dello scrittore brasiliano Jorge Amado e facevo un raffronto fra lui e Saramago. Ogni tanto ci sono apparizioni, presenze di fantasmi... Mentre in Saramago sono fantasmi di persone che hanno un ruolo, nelle opere di Amado sono sempre apparizioni “sbagliate”, in certi casi sarebbe meglio non apparissero. Da lì mi è venuta l'idea di “miracoli sbagliati”. Me la sono portata dietro negli anni e ora è diventata il titolo del romanzo.

Fra i personaggi di «Miracoli sbagliati» ce n'è uno che ama più degli altri?
No... però c'è un personaggio che mi è molto caro, il dietologo Vittorio Congedo, cui ho fatto fare una comparsata, mentre è il protagonista del mio romanzo precedente «Un anno fa domani» (in questo romanzo, Congedo rimane vedovo, si risposa con una donna che non ama, si dedica ad alcol e sesso ma non è felice, ndr)

Spesso nella sua narrazione ci sono citazioni di marchi famosi: perché?
Perché fa parte del nostro modo di vivere, fa parte della descrizione di ciò che ci circonda.

Ci saranno altri camei nei suoi prossimi romanzi?
Prima o poi tornerà Vittorio Congedo.

Quindi Congedo appare come il suo personaggio preferito. E' già al lavoro per un nuovo romanzo?
Sì, quello sempre!

 

Identikit
"Miracoli sbagliati", di Sebastiano Mondadori (Miraviglia editore), 240 pagine, 18 euro