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Spettacoli

Torna "Carosello"

06 maggio 2013, 22:11

Alessandra Magliaro

Torna Carosello, il formato mitico della televisione tra gli anni '57-'77, quello che stabiliva l'orario in cui i bambini andavano a dormire, quello dei refrain che ancora tornano in mente, Ava come lava, Calimero piccolo e nero, Con quella bocca può dire ciò che vuole, l’uomo in ammollo e via ricordando, quello della pubblicità che quasi era nascosta in una manciata di secondi dietro un corto molto spesso d’autore, con animazioni bellissime, grafica eccellente e la plastilina che prendeva mille forme. La Rai, mutati inesorabilmente i tempi oggi saturi di spot, da stasera ci riprova: alle 21.10 ossia dopo il Tg1 e Affari Tuoi e prima del programma di prima serata, l’ultimo Commissario Montalbano.
«Non sia un’operazione nostalgia, se no è solo furbizia - dice in un’intervista all’ANSA la pubblicitaria Annamaria Testa - ma un’occasione per la creatività, si vedono tante cose orride. Io che pure le dovrei vedere mi registro il programma che voglio e salto la pubblicità, ce n'è troppa e sarebbe ora di tornare allo spirito di Carosello, less is more, farne meno e farla meglio». Nel Carosello Reloaded, così si chiamano i tre minuti che debuttano stasera, tra i primi inserzionisti la Eni con il famoso cane a sei zampe, la Wind con immagini di vita quotidiana, la Conad e un significativo ritorno di Jo Condor per la Ferrero.
Per Annamaria Testa, «Carosello è stato una peculiarità tutta italiana, due minuti di spettacolo e 30 secondi di marchi nella Rai democristiana dell’epoca che accetta la pubblicità ma la nobilita come arte. Carosello, così come il maestro Manzi per l’italiano, rappresenta l’alfabetizzazione allo stile di vita moderno per un’Italia che abbandonava le campagne e scopriva il detersivo e il moplen. Carosello – sostiene Annamaria Testa – ha portato gli italiani ad alfabetizzarsi sul benessere, sulla modernità. Per le donne è stato un parametro di liberazione: faceva vedere che esisteva la carne in scatola, per una sera si poteva non cucinare, la lavatrice per non lavare i panni a mano, il detersivo per non fare il sapone di Marsiglia. Questo dal punto di vista sociale, per l’arte è stato un meraviglioso momento di sperimentazione per l'animazione, la grafica».
Rispetto a quegli anni lì tutto è cambiato nel mondo della pubblicità, che senso può avere oggi? «Se Carosello diventa occasione per sperimentare, allora un senso ce l’ha, potrebbe diventare un nuovo genere tra tanto affollamento, distinguersi tra gli altri spot. Insomma può essere una grande sfida, diventare uno spazio pregiato e privilegiato come ad esempio per la tv americane sono gli spot durante la finale del Superbowl: spazi che vanno all’asta – conclude – e che offrono anno dopo anno i trend del linguaggio pubblicitario».

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