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Fotografia

Ghirri, metafisica della realtà

08 maggio 2013, 13:50

Ghirri, metafisica della realtà

Katia Golini

Al Maxxi di Roma brilla la stella di Luigi Ghirri. E ad illuminarla contribuisce anche Parma.
Il museo dedica  al grande fotografo di Scandiano, morto a soli 49 anni nel 1992, una retrospettiva destinata a lasciare il segno: 300 scatti (tutti vintage prints, prime stampe dal negativo realizzate dall'autore), negativi indediti, ma anche libri, riviste, menabò, copertine di album discografici, a testimoniare  la poliedrica personalità di un gigante della fotografia, artista a pieno titolo. 
«Ghirri, attraverso la fotografia, vuole guardare e conoscere il mondo, ma anche guardare e conoscere come l'uomo guarda e conosce il mondo». Parla così Francesca Fabiani, responsabile collezioni fotografiche del Maxxi, a sottolineare l'interesse principale dell'artista: la ricerca, attraverso il reale, del metafisico.
La retrospettiva racconta la vita artistica di Ghirri con sapiente organicità.
Si fonda su tre pilastri della produzione dell'artista: le icone del quotidiano, i paesaggi e le architetture. Tre sezioni tematiche che raccontano tutto il viaggio creativo di un uomo colto e raffinato, capace di osservare il mondo e vedere, attraverso l'istante immobile di uno scatto, il futuro dell'umanità. Ma capace anche di cogliere l'anima dei luoghi e delle persone, delle presenze e delle assenze, capace di trasmettere i suoni e i silenzi in un attimo di realtà che supera se stesso per diventare qualcosa di ultra reale, segreto, sospeso, eterno, universale.
Ghirri, amico degli artisti concettuali modenesi come Claudio Parmeggiani, Franco Vaccari, Giuliano Della Casa che frequenta dalla fine degli Anni Sessanta, ma anche del cantautore Lucio Dalla, dello scrittore e traduttore  Gianni Celati, del pittore Giorgio Morandi, si porta dentro, per tutta la vita, l'influsso di tali variegate conoscenze.  La retrospettiva «Luigi Ghirri. Pensare per immagini» (fino al 27 ottobre),   nata dalla collaborazione con il Comune di Reggio Emilia e la Biblioteca Panizzi, comprende anche un nucleo consistente di opere provenienti dal Centro studi archivio della comunicazione dell'Università di Parma.
«Il Csac nel 1979 dedicò a Luigi Ghirri la sua prima antologica, e conserva la maggior collezione di vintage prints dell'autore (oltre 1200 pezzi), frutto di continue donazioni, grazie a un rapporto iniziato a metà degli anni Settanta quando Massimo Mussini e Arturo Carlo Quintavalle ne intuirono la straordinaria qualità»  - spiega Paolo Barbaro responsabile della sezione Fotografia del Csac  -. Ghirri aggiornava continuamente il suo fondo custodito  al Csac e ci teneva al punto che è stato membro del Comitato scientifico».
Al Maxxi sono stati prestati oltre 50 pezzi, alcuni  di grande importanza come il libro/opera Km 0,250 (1973), le raccolte Paesaggi di Cartone e Colazione sull'erba «confezionate» dall'autore.
«Ma il rapporto di  Ghirri, e di altri importantissimi fotografi del nuovo paesaggio a colori in Italia (come Giovanni Chiaramonte, Guido Guidi, Mario Cresci, Olivo Barbieri) con il Csac - continua Barbaro -  è precedente: le attività della Sezione fotografia del Csac, le prime organiche esposizioni italiane di fotografia statunitense (la New Photography Usa, Dorothea Lange nel 1972, la Fsa nel 1975) alla sala delle Scuderie in Pilotta sono state fondamentali nella loro formazione, nell'indicazione di una nuova strada alla fotografia italiana».
Nel 1985 e 1986 Ghirri fu anche docente di Storia della Fotografia al'Istituto di Storia dell'Arte della nostra Università su invito di Quintavalle (i contenuti di quei  corsi sono rintracciabili nel volume «Lezioni di fotografia», Quodlibet 2010, a cura di Giulio Bizzarri e Paolo Barbaro).