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La Vasca

Il mARTEdì - La Signora K

08 maggio 2013, 15:01

Margherita Portelli

Ecco una chiacchierata in terza persona con una ragazza che non c’è. Il suo nome vero non lo sappiamo, ma si fa chiamare Signora K. L’avrete vista, la sua arte, aggrappata a qualche muro abbandonato: personaggi allucinati, esasperazioni un po’ ironiche e spesso grottesche dell’oggi, del sentire umano e di tanto altro ancora.
Nata a Reggio Emilia 28 anni fa, la signora in questione si è da qualche anno “rifugiata” nel verde della nostra periferia per respirare meglio. 
Com'era la Signora K da bambina? Il rapporto con i colori e le forme nell'infanzia come lo ricorda?
La Signora K si mette a dipingere nella pancia, tra straccetti placentari e globuli amniotici.fa: il suo primo disegno a 8 mesi e col passare degli anni ritaglia serpenti al nido e alla materna scrive un fumetto tutt'ora inedito; alle elementari si innamora di Ligabue (il pittore) e alle medie comincia ad elaborare lettere. Quest'ultima diventa una passione che dura un bel po’ di tempo, in cui non fa altro che realizzare  lettere su lettere, su fogli e su muri.
Poi va all'Accedemia di Bologna, le serve soprattutto per disilludersi su una serie di cose legate all'arte. Cerca di cogliere i lati positivi di questa esperienza e si laurea a pieni voti, poi per un po’ decide di non mettere più piede nella amata e odiata Bologna, dove ha vissuto e colto gli aspetti sociali di una città tanto ricca di bellezze da non sapere quasi che farsene.
Dai fogli alle tele ai muri. Quanto contano gli spazi nell’arte per la Signora K?
La vita nelle periferie, nelle strade, nei borghi, le culture che sviluppa la città, le sente così proprie da volerne fare parte, e, da qui, i muri dipinti. In casa, le tele e i fogli colgono altri aspetti più intimisti e poetici, più studiati e disillusi, fatti con tecniche diverse per cercare di rappresentare al meglio un istinto e una sensazione.
Gli spazi sono importanti, rappresentano dove vorremmo stare, dove siamo e dove non saremo mai.
Ormai la città l'ha stufata, eccome, troppe dinamiche, troppe finzioni, ora il suo spazio è tra la natura, la natura da cui ha sempre tratto ispirazione, la natura umana, la natura dei corpi e la natura vera, quella fatta di verde,boschi, animali e montagne.
Sembrano usciti da favole allucinate i suoi personaggi: come li tira fuori dal suo immaginario e che cosa vogliono rappresentare?
L'ispirazione nasce dall'osservazione e dalla curiosità che mette in ogni cosa che vede.da sempre. Il suo immaginario è ricco di tutto questo, cerca sempre di vedere ogni cosa come se fosse la prima volta, con gli occhi di un bambino. La mano arriva a rappresentare le storie che immagina la sua fantasia, a volte a colori, a volte  in bianco e nero, come la vita, dipende dalle giornate.
La maternità e l'infanzia sono tematiche che sembrano tornare spesso nei suoi lavori. Come mai?
La maternità e l'infanzia sono tematiche ridondanti, la mente fervida di un bambino e la sua incredibile capacità di osservazione, comprensione, visione vergine, senza filtri e senza censure, è qualcosa da invidiare. Soprattutto quando si ha la capacità di viverlo in prima persona, nel lavoro prima, come atelierista per l'infanzia (nulla si sceglie a caso) e oggi, grazie a Fosco, suo figlio, il motore di ogni cosa.