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Parma

Massacrato di botte e rapinato in casa: nella banda c'era anche la nipote

08 maggio 2013, 15:54

Massacrato di botte e rapinato in casa: nella banda c'era anche la nipote

C'è una svolta nelle indagini per la brutale rapina subita dall'imprenditore 63enne Paolo Abelli (leggi qui). Una svolta clamorosa: c'era anche la nipote tra i componenti della banda che lo scorso gennaio, in pieno giorno, era entrata con uno stratagemma nell'abitazione dell'uomo, in via Golfo dei Poeti, nei pressi di via Spezia, massacrandolo di botte e rapinandolo.

La donna, una 40enne disoccupata parmigiana, è stata tradita da una lettera raccomandata che nella concitazione di quei momenti le era caduta da una tasca.  Una lettera che l'imprenditore in pensione ha trovato e consegnato alla polizia. La donna è stata arrestata con l'accusa di rapina aggravata in concorso, e si trova ora in carcere.  E ora è caccia ai complici.

Dall'abitazione di Abelli erano stati portati via 450 euro in contanti, quadri antichi, orologi preziosi.

LA RICOSTRUZIONE DELLA POLIZIA

"Alle ore 14,35 del 19 gennaio u.s., una pattuglia della Squadra Volanti e della Sezione Antirapine della Squadra Mobile  si recava  nella zona di via La Spezia in quanto era stata perpetrata una violenta rapina in abitazione.
Gli agenti di Polizia intervenuti sul posto si sono trovati di fronte la vittima ancora parzialmente legata alle caviglie con del nastro adesivo da pacchi.
Alcuni spezzoni di nastro adesivo, dai quali la vittima era riuscita a liberarsi, erano presenti sul pavimento e sul divano.
La vittima presentava una perdita di sangue dalla bocca ed appariva in stato confusionale.
La casa era completamente a soqquadro.

 

La vittima riferiva che alle ore 13,30 circa, mentre si trovava nella sua abitazione, udiva suonare il campanello dell’abitazione; alla sua risposta sentiva una voce maschile, con inflessione meridionale, che riferiva di dover consegnare un pacco per la moglie indicandone il nome ed il cognome.
Dopo poco, sentiva bussare alla porta di ingresso e, dopo aver visto dallo spioncino, che all’esterno vi era la presenza di un uomo, apriva la porta ma veniva immediatamente colpita con un violento pugno al volto. Ne scaturiva una colluttazione tra i due tanto che durante la stessa la vittima riusciva a trascinare all’interno dell’abitazione l’individuo, dando però le spalle alla porta di ingresso.
Dopo qualche istante l’ABELLI, mentre stava continuando la colluttazione con il primo uomo, veniva colpito alle spalle con un forte colpo alla nuca che lo faceva cadere a terra; prima di perdere i sensi  e rimanere in uno stato di semi incoscienza per circa 40 minuti.
In seguito la vittima udiva suonare nuovamente il campanello di casa ed uno dei due rapinatori  apriva la porta facendo entrare una terza persona che, per le movenze e per un ciuffo di capelli biondi che gli usciva dal cappuccio calato sulla testa, aveva intuito trattarsi di una donna.
Una volta risvegliatosi l’ABELLI, frastornato per il colpo subito, si ritrovava disteso sul divano con le mani ed i piedi legati da nastro adesivo, inoltre aveva del nastro adesivo anche sulla bocca, tanto che udiva uno dei rapinatori esclamare “DAI MUOVITI, TOGLICI IL NASTRO CHE QUESTO MUORE” e, subito dopo, uno dei complici gli toglieva il nastro dalla bocca.
In seguito un rapinatore lo feriva con un cutter alla guancia sinistra e, posizionando l’arma poi all’altezza dell’occhio, gli diceva DIMMI DOV’E’ LA CASSAFORTE O TI CAVO L’OCCHIO”.
La vittima ripeteva più volte che nell’appartamento non vi era alcuna cassaforte così che i rapinatori dopo aver “rivoltato” tutta la casa se ne sono andati via asportando alcuni orologi, la somma di 300 euro circa, alcuni gioielli un servizio di posate in acciaio;due quadri antichi, di misure ridotte.
Verso le ore 14,15 circa, i rapinatori uscivano dall’abitazione e, dopo qualche minuto, la vittima riusciva a liberarsi ed a dava l’allarme.
La Polizia Scientifica, intervenuta sul posto, effettuava tutti i rilievi di competenza.
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Dopo quattro giorni, la vittima telefonava a personale Sezione Antirapine riferendo che aveva delle cose importanti da riferire.
Due investigatori dell’Antirapina, pertanto, si recavano presso l’abitazione della vittima ove lo stesso consegnava una raccomandata  che sua moglie aveva rinvenuto in casa nel risistemare quanto messo in disordine dai rapinatori.
In particolare, la vittima ed i suoi familiari facevano notare che, dopo che la Polizia Scientifica aveva effettuato il sopralluogo, avevano provveduto a risistemare casa e solo dopo qualche giorno, in un cassetto, avevano rinvenuto la predetta raccomandata unitamente ad alcuni depliant….. raccomandata che era indirizzata alla nipote D. M., che, comunque, non era mai stata in quella abitazione.
Gli investigatori della Sezione Antirapine, provvedevano ad analizzare minuziosamente le videoriprese effettuate dal personale della Polizia Scientifica in occasione del sopralluogo effettuato accertando che, la busta in argomento, era effettivamente presente a terra subito dopo la rapina.
Altresì, dalla posizione in sui si trova, appare evidente che è caduta ad uno dei malviventi mentre si è chinato per guardare all’interno del mobile.
Gli investigatori della Sezione Antirapine, sotto il diretto coordinamento della Procura della Repubblica nella persona del Pubblico Ministero Dott.ssa Lucia RUSSO,  provvedeva ad effettuare perquisizioni ed attività investigative con il supporto di presiti tecnologici.
D.M. veniva convocata presso gli Uffici della squadra mobile ove, posta innanzi all’evidenza dei fatti negava ogni addebito, fornendo dichiarazioni spontanee che si sono rivelate contrastanti con quanto emerso dalle indagini.
Infatti, lei stessa si è collocata all’interno dell’abitazione della vittima asserendo di essere stata anch’essa vittima della rapina, legata ed imbavagliata.
Situazione smentita dalle prove effettuate dagli investigatori i quali hanno provato a calcolare la lunghezza del nastro adesivo necessario per legare le gambe, le braccia e la bocca della vittima accertando che gli spezzoni di nastro adesivo rinvenuti e sequestrati erano sufficienti solamente ad immobilizzare una persona e non due.
Anche la successiva analisi dei tabulati della sua utenza telefonica ha contribuito ad aumentare i gravi indizi di colpevolezza a suo carico.
Infatti, oltre ad avere il telefono spento nell’arco temporale della rapina, dopo circa mezz’ora dal termine della rapina, D.M. ha telefonato allo zio senza però comunicare in quanto lo stesso, vedendo che era una telefonata con l’anonimo, non aveva risposto. Segno evidente che D.M. lo ha fatto per sincerarsi delle condizioni dello zio in considerazione del fatto che lo aveva precedentemente visto “malconcio”.
Dalle indagini è anche emersa una situazione economica precaria di D.M. e la presenza di dissidi parentali,  che l’hanno portata ad organizzare la rapina allo zio.
La moltitudine di gravi indizi di colpevolezza raccolti nel corso delle indagini ha permesso di deferire in stato di libertà alla locale Procura della Repubblica D.M.  per i reati di rapina aggravata in concorso.
I giorni scorsi, il G.I.P: Alessandro CONTI, su richiesta del Pubblico Ministero dott.ssa Lucia RUSSO, ha emesso nei confronti di D. M. una ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Gli investigatori della Sezione Antirapine, nel pomeriggio del 30 aprile scorso, rintracciava D.M. e la traeva in arresto in esecuzione alla misura restrittiva della libertà personale emessa a suo carico.

 

Dopo le formalità di rito D. M. è stata rinchiusa nel carcere di via Burla.
Sono in corso indagini  volte all’identificazione dei due complici"