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Arte-Cultura

E Verdi rimborsò lo spettatore

09 maggio 2013, 19:19

Egidio Bandini
Anche se quest’anno tutti parleranno bene di Giuseppe Verdi, non foss’altro perché ricorre il bicentenario della sua nascita, ci sarà comunque qualcuno cui, magari, dispiacerà di aver buttato denaro e tempo nell’ascoltare, per la prima volta, un’opera del Cigno di Busseto che troverà assolutamente inascoltabile.
Ahilui (o lei) però, molto probabilmente gli andrà peggio che a quel Prospero Bertani di Reggio Emilia il quale, nel 1872, andò a Parma per la prima di Aida (la cui mise en scène era dello stesso Verdi) e trovò l’opera davvero pessima; non contento, la volle risentire, ma il giudizio non cambiò.
Così si risolse di scrivere direttamente al Maestro Verdi questa lettera: «Reggio Emilia, 7 maggio 1872. Sig. Verdi  gentilissimo, Il giorno due del c. m. mi recavo a Parma chiamatovi dall’opera rumorosa, l’Aida; mezz'ora prima che si alzasse la tela, io ero nella mia sedia N. 120, la prevenzione era grande per parte mia. Ammirai la messa in scena, sentii con piacere quei grandi artisti e cercai di non perdere nulla. In fine dell’opera domandai a me stesso se mi trovavo contento e ne ebbi un responso negativo. Ritornai a Reggio e stando nella carrozza ferroviaria stetti a sentire i giudizi che se ne facevano: quasi tutti erano d’accordo nel dire che era una grande opera. In allora mi venne il ticchio di novellamente udirla ed il giorno 4 ripartii per la volta di Parma, feci il diavolo per entrare senza aver bisogno del posto riservato, ma la calca essendo immensa, mi convenne di gettare L. 5 e sentii la replica con comodità; dopo convenni così: che è un opera in cui non si trova alcun pezzo che strappi l'entusiasmo, che vi elettrizzi, e che senza quel grande apparato[…] non si potrebbe durare sino alla fine e che quando avrà fatto due o tre teatri finirà per essere posta nei polverosi archivi. Ora, caro Verdi, non potete idearvi come mi trovo malcontento di avere speso, in due volte, L. 32; ammesso anche la circostanza aggravante che sono figlio di famiglia e questi denari a guisa di orribili spettri vengono a disturbare la mia pace. E' a voi che mi rivolgo risolutamente onde vogliate rimettermi tale somma e voi dovete restituirmela tosto. Ecco il conto: Ferrovia andata L. 2,60; Ferrovia ritorno L. 3,30; Ingresso teatri L. 2,60; Cena scellerata alla stazione L. 2,00; Fanno L.15,90. Bis L.15,90. Totale L. 31.80. Da un tale dispiacere io penso che voi vorrete levarmi, ed in questa speranza vi saluto di cuore. BERTANI. Indirizzo: Bertani Prospero, via S. Domenico n. 5.». Ora, tutti sappiamo che caratterino avesse il Maestro, ma la lettera di Bertani dovette fare effetto se lo stesso Verdi scrisse all’editore Ricordi: «[…] Figuratevi se, per sollevare un figlio di famiglia dagli orribili spettri che disturbano la sua pace io non sono disposto a pagare quel piccolo conticino di cui mi dà nota!».
 Verdi, dunque, talmente impressionato dall’ardire di questo giovanotto, da cedere alla richiesta di restituire la somma richiesta?
Le cose non stanno esattamente così, perché il Maestro proseguiva: «Vi prego dunque col mezzo del vostro corrispondente o di un banchiere, di far rimborsare per conto mio a questo sig. Bertani Prospero, via S. Domenico n. 5, L. 27.80. Non è la intera somma che mi domanda ma... pagargli anche la cena!... questo no. Poteva ben cenare a casa sua!!! Ben inteso che rilascierà una ricevuta della somma, ed anche una piccola obbligazione, con la quale prometta di non andare a sentire mie opere nuove per evitare a lui il pericolo di altri spettri ed a me la burletta di pagargli un altro viaggio».
 Ricordi, evidentemente, fatica poco a rintracciare lo spettatore deluso e, ben conoscendo Giuseppe Verdi, gli fa scrivere immediatamente la ricevuta che recapita al Maestro: «Reggio Emilia il 25-5-1872. Io sottoscritto dichiaro di aver ricevuto dal maestro G. Verdi la somma di italiane lire ventisette e cent. 80, a saldo spese di gite a Parma per sentire l’Aida il cui autore trova giusto che mi vengano rimborsate non avendo giudicata l’opera di mio gusto. In pari tempo rimane stabilito che non mi recherò più a sentire opere nuove del maestro Verdi, a meno che assuma totalmente a mio carico la spesa relativa, qualunque possa essere il mio giudizio in merito delle stesse. In fede Bertani Prospero».
Neppure un mese, dunque, e il conto è chiuso: Verdi era Verdi, ma il coraggio dimostrato da quel tale Bertani non è da meno della determinazione del Maestro: chissà cosa accadrebbe oggi, se qualcuno osasse chiedere il rimborso del biglietto e del viaggio al regista di un film che non gli è piaciuto. Ma forse, se difficilmente potrebbe nascere un altro Giuseppe Verdi, ancor più difficile sarebbe trovare un nuovo Prospero Bertani…

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