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Economia

Giovani: da fruitori a protagonisti del mercato

09 maggio 2013, 19:34

Giovani: da fruitori a protagonisti del mercato

Andrea Del Bue
Quali prospettive per i giovani sul territorio di Parma e Provincia? Prova a rispondere un libro, «Giovani e opportunità oggi» (Mup Editore), presentato ieri pomeriggio a palazzo Sanvitale. Un po’ presentazione, un po’ convegno, vista la nutrita schiera di relatori. Oltre all’autrice Alessandra Pozzi, dottore di ricerca in sociologia e ricerca sociale, durante l’incontro moderato da Omar Campise, consigliere de «Il Borgo», sono intervenuti Paolo Scarpa, presidente dell’associazione culturale che ha collaborato alla realizzazione del volume, Roberto Delsignore, presidente della Fondazione Monte di Parma, che ha finanziato la ricerca contenuta nel libro, Alessandro Bosi, docente di sociologia   del nostro Ateneo e curatore della prefazione, Elisabetta Musi, docente di pedagogia dell’Università Cattolica di Piacenza, e Gian Paolo Dallara, presidente della Dallara Automobili.
Lo scenario di partenza sono i dati: 88.191 giovani (18-35 anni) residenti sul territorio parmense, pari al 19,8% della popolazione. Più quel sommerso di gioventù rappresentato dagli studenti fuori sede. Al centro del progetto di ricerca, la parola «opportunità». «Si è cercato di fare un’indagine sul concetto di opportunità, per coglierne la multidimensionalità – spiega l’autrice -. Se infatti la generazione dei padri intende una cosa e la generazione dei figli intende tutt’altro, richiesta e offerta non si incontrano».
 Si apre la questione della distanza tra desideri e intenzioni dei giovani e la realtà della società. E’ necessario creare, quantomeno in partenza, un linguaggio comune. E se fossero i giovani a rifuggire dalle proprie responsabilità?
L’autrice lo esclude, così come Elisabetta Musi: «I giovani non vedono davanti a loro un processo completo, che dalla formazione porti all’inserimento lavorativo – dice la docente -: siamo noi a negare tale prospettiva».
 Con «noi» si intende la generazione dei padri. Quella che Bosi condanna, come artefice di una società in cui fine e mezzo si invertono i ruoli: «Educare i giovani è il fine, la scuola il mezzo – riflette -; la salute il fine, la medicina il mezzo. Così anche la vita deve essere un fine, mentre il lavoro un mezzo: oggi invece si vive per lavorare. Abbiamo la responsabilità di stravolgere questa impostazione, creando un nuovo orizzonte in cui iscrivere le opportunità dei giovani: ci vuole un grande impegno, fatto di studio, ricerca e fondi».
 La versione dell’imprenditore è nelle parole di Dallara; dopo aver lodato la rete di volontariato cittadina, l’attività delle istituzioni, sottolineato le conseguenze negative a cui porta la denigrazione del lavoro manuale, l’ingegnere confessa: «Vorrei vedere i giovani non solo fruitori, ma anche un po’ più protagonisti».

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