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La Palestina vista dagli studenti

09 maggio 2013, 14:50

La Palestina vista dagli studenti

Beppe Facchini 

Istantanee rubate ad una quotidianità inimmaginabile per chi non sa cosa significhi vivere in una terra straziata dalla guerra da oltre mezzo secolo. Muri crollati, donne con lo sguardo perso nel vuoto e bambini scalzi che non hanno mai conosciuto il significato della parola «pace». È stata presentata nei giorni scorsi, a Palazzo Giordani, la mostra fotografica e video realizzata dai quattro studenti del Liceo Bertolucci che sono stati in Israele e Palestina dal 27 ottobre al 2 novembre 2012, membri di una delegazione italiana composta da altri 206 volontari, dalla professoressa Silvia Cacciani e da Aluisi Tosolini, dirigente scolastico dell’istituto. 
La realtà sconvolgente osservata in sette giorni da Maria Chiara Zaccardi, Sara Tedeschi, Pietro Barazzoni e Alberto Manassero non era semplice da ricostruire attraverso le parole e per questa ragione l’impegno degli studenti è stato quello di catturare la miriade di sensazioni vissute attraverso le immagini in mostra fino al 10 maggio.
 Del loro viaggio si è detta «orgogliosa» l’assessore provinciale alle Politiche Sociali Marcella Saccani, perché «dopo questa esperienza, anche altri ragazzi potranno comprendere il vero significato della vita». Difficilissima è certamente quella che si svolge in Israele e Palestina, al punto che «ci è capitato di parlare con dei nostri coetanei ormai abituati alle ingiustizie», spiega Sara, ammettendo di aver capito al suo rientro in Italia «quanto siano stupide le nostre preoccupazioni rispetto ai loro problemi. Vengono perquisiti anche mentre vanno a scuola: è assurdo». Durante la settimana al confine tra Asia ed Europa (documentata in tempo reale attraverso il «Diario del Bertolucci» dalla Gazzetta), studenti e professori dell’istituto parmigiano hanno incontrato associazioni di volontariato, rappresentanti delle istituzioni e molta gente comune. «Il desiderio di libertà e speranza è ancora vivo in tanti di loro - ha concluso Sara - ma entrambe le popolazioni vogliono far valere i propri diritti e vivere da soli. Non saprei dire se un giorno smetteranno di combattere tra di loro». L’augurio comune è decisamente diverso, come una citazione di Barack Obama, riportata nel salone di Palazzo Giordani, ricorda: «La pace è necessaria, giusta e possibile».