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Spettacoli

Golino e Scamarcio: "Credere nei progetti"

10 maggio 2013, 20:03

Golino e Scamarcio:

Lisa Oppici

Finisce con Riccardo Scamarcio che dal palco urla «Ciao Parma!» e col telefonino fotografa la platea. E finisce con il bagno di folla che ci si attendeva: tutti a chiedere foto e autografi all’attore pugliese (qui in veste di produttore), alla sua compagna Valeria Golino e alla disponibilissima Jasmine Trinca, che non si negano e ringraziano, soddisfatti del «tutto esaurito» che la prima parmigiana del loro «Miele», esordio alla regia di Valeria Golino, ha fatto registrare. 
Cinema Astra gremito: biglietteria aperta dalle 20 e gran ressa, con una cinquantina di persone che non riescono a entrare perché i posti sono esauriti. Alla fine del film l’incontro col pubblico, condotto dal critico della «Gazzetta» Filiberto Molossi: con Golino, Scamarcio e Trinca anche l’altra produttrice Viola Prestieri (abituale produttrice di Sorrentino). Per loro tanti applausi, termometro eloquente per un lavoro (tratto da un libro di Mauro Covacich) ben accolto e già ben avviato, che il 17 maggio sarà a Cannes nella sezione «Un certain regard». Un’opera coraggiosa già nel tema che affronta, il suicidio assistito. 
«Mentre stavo girando il mio primo film da regista, un corto, ho letto il libro di Covacich e ne sono rimasta colpita. Così ho chiesto di comprare i diritti non sapendo ancora cosa ne avremmo fatto. Mi sembrava potesse diventare un bel film: era una storia dolorosa eppure vitale, con una tematica che riguarda tutti e con un personaggio femminile bello e inedito per il nostro cinema», ha detto Valeria Golino, che ha più volte ringraziato il pubblico. Il risultato è un esordio doc, tra le opere migliori di questa stagione cinematografica nostrana. «Com’è per un attore fare il regista? Credo sia più facile avere un rapporto con gli attori e dirigerli – ha proseguito - anche se questo naturalmente non vuol dire che sia un regista migliore. Hai la conoscenza di come le cose possono succedere, e di come si arrivi a un certo risultato; e forse hai meno pregiudizi sugli attori, perché a volte i registi ne hanno. Per me da regista il rapporto con gli attori è una delle cose più belle, come anche l’aspetto visivo del film». 
Dai produttori Scamarcio e Prestieri la soddisfazione per essere arrivati in fondo a un lavoro complicato. «Come si fa un film così? Credendoci. Bisognava crederci e avere un po’ di “tigna”. Il risultato ci piace», ha osservato Prestieri. 
«Siamo stati anche incoscienti. Quando lo proponevamo molti, anche amici, ci dicevano che avremmo fatto meglio a non farlo: abbiamo vissuto momenti di grande incertezza», ha raccontato Scamarcio, che ha aggiunto: «Una delle cose più belle è che tutti noi, tutti, abbiamo dovuto fare uno sforzo e un passo indietro per riuscire a realizzarlo. Spesso i film fatti da persone che sono disposte a rischiare, e a mettersi in gioco, poi possono diventare piccoli capolavori. Ecco, l’ho detto: piccoli capolavori».