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Parma

Missoni, ricordi parmigiani: "Quella volta che mi regalò un maglione e io credevo facesse il rappresentante"

10 maggio 2013, 19:20

Missoni, ricordi parmigiani:

Davide Barilli
«Il lavoro è come una gara: bisogna vincerla», così il Tai. Che non è il detto di un filosofo orientale, ma  il motto di Missoni, ex campione dei 400 nonché dell'abbigliamento.
Uomo curioso,  a Parma veniva spesso e volentieri. A trovare gli amici, a curiosare fra gli stand di Mercantinfiera, a fare il giurato al «Premio Sport Civiltà».
Forse la prima volta fu nel '39 quando Parma fu  scelta come luogo di raduno della Nazionale universitaria di atletica leggera in procinto di disputare i  mondiali a Vienna. La comitiva di atleti venne  ospitata in un albergo di Sant'Andrea Bagni. Fra i selezionati c'era anche Missoni, goliardo «doc»: fu lui, si tramanda,  ad orchestrare una serie di scherzi ai gerarchi ospitati nello stesso albergo. Andarono tutti in porto fuorché l'ultimo: un razzo-castagnolato che doveva esplodere nella stanza di un alto personaggio in divisa e che invece rischiò di fare venire l'infarto ad un anziano signore venuto a passare le acque. Gli universitari dovettero tassarsi di una lira a testa per rifondere i danni all'albergo.

A Palazzo Soragna, sede dell’Unione Parmense degli Industriali, nel 1996, la sezione di Parma dell’Unione Nazionale Veterani dello Sport gli volle consegnare proprio il riconoscimento «Sport e Lavoro», nell’ambito del premio internazionale «Sport Civiltà», per far conoscere a tutti le imprese fatte dal «Missoni sportivo». Una manifestazione che gli era rimasta nel cuore, tanto da divenirne, in seguito, uno dei giurati.  Ma a Parma tornò anche per il raduno dei profughi dalmati di Zara. Era l'ottobre del 2003 quando a  Palazzo della Musica di piazzale San Francesco, il sindaco del Libero Comune di Zara, Ottavio Missoni,  dichiarò «regolarmente costituito» il consiglio.
«Ricordatemi come vi pare ma mi raccomando non fate mai un memorial Missoni», disse una volta all'ex presidente del Coni Mario  Pescante. Perché Missoni non era uomo da piedistalli; troppo guascone e autoironico per le celebrazioni. 
Ma c'è un aneddoto che testimonia, se ce ne fosse bisogno, il suo modo di essere. Lo ricorda Guido Sani, storico collaboratore della «Gazzetta» con un passato da mezzofondista di buon livello (è stato anche campione regionale). «Lo conobbi all'Arena di Milano durante una finale di società della 4x400, credo fossero gli anni Cinquanta...lui gareggiava con una squadra avversaria della mia ma,  durante il riscaldamento vedendo le mie difficoltà a infilarmi  le scarpette e a allacciarle (fin da bambino Sani è privo della mano sinistra a causa dello scoppio di un ordigno bellico, ndr)  si avvicinò e mi disse ''aspetta, lo faccio io'' e intanto volle sapere cosa mi era successo».  Dopo molti anni, a Salsomaggiore, Sani si sentì chiamare e voltandosi vide Missoni, all'epoca già famoso in tutto il mondo. I due si abbracciarono e lo stilista, dopo un pranzo insieme, volle fare un regalo all'amico ritrovato. Aperto il baule dell'auto pieno di maglioni,  gli disse: «Scegli quello che vuoi». Sani ne prese uno e ringraziandolo gli domandò: «Ma che fai adesso, il rappresentante?». Al che Missoni, replicò: «Più o meno». Tornato a casa, alla moglie che sbottò incredula: «Ma questo è un maglione di Missoni», Sani rispose:  «Missoni? E' un mio amico, lo conosci anche tu?».
 

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