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Quartieri-Frazioni

San Lazzaro e San Prospero, tutti i "no" del Comune

10 maggio 2013, 20:15

Andrea Del Bue

A novembre un primo incontro, durante il quale si sono raccolte le richieste dei cittadini. Mercoledì il secondo round: il Comune ha portato le risposte. Al circolo Aics «Il Castello» di San Prospero, in occasione dell’incontro «Il quartiere che vorrei», studiato all’insegna di una maggior partecipazione dei cittadini alla luce dell’abolizione delle circoscrizioni, c'erano una cinquantina di residenti del quartiere San Lazzaro.
Sul maxischermo, scorrono le slide mostrate dal vicesindaco Nicoletta Paci. In neretto i desiderata dei cittadini, sotto le risposte dei vari assessori. Spesso, però, si legge: «Non ci sono risorse». Oppure: «Non ci sono fondi». O ancora: «Non è a bilancio». Ma anche «non è previsto un intervento» e «non è prevista la manutenzione». A quel punto, una cittadina chiede il microfono: «Se non ci sono soldi, nemmeno per fare le cose indispensabili, perché ci chiamate a queste serate? Per noi queste occasioni rappresentano una speranza, ma alla fine avete detto di no a tutto. A cosa servono?».
È il vicesindaco Paci a rispondere: «Servono perché non si faccia la fine del Ponte Nord - spiega -: perché non siano prese decisioni non condivise con i cittadini. Se non possiamo accogliere le vostre richieste oggi, non è detto che non lo facciamo in futuro».
Con la Paci, oltre a Emma Monguidi, commissario della polizia municipale, e Alberto Verzera, dirigente delle volanti della questura, che si sono occupati di sicurezza e prostituzione, ci sono anche l’assessore al Welfare Laura Rossi e il collega, con delega a Bilancio e patrimonio, Gino Capelli. Era stato proprio Capelli che, poco prima, aveva avvisato: «La politica è essenzialmente un problema di soldi. Se spendo da una parte, devo risparmiare dall’altra: in quali servizi intervenire è una scelta politica». Poi la lunga serie di problemi: i debiti residui in conto capitale che «ci mettono in una condizione di scacco», l’obbligo di pagare i fornitori, il taglio dei trasferimenti dallo Stato agli enti locali e il patto di stabilità. Infine, una serie di esempi: sport e verde pubblico. «Una nuova pista d’atletica? Scordiamocela, perché a Parma ci sono troppi impianti sportivi, con costi elevati di manutenzione. Il verde? Da piccolo ero felice quando mi dicevano che a Parma ce n’era tanto, ora invece il verde è il mio incubo». Perché costa tenerlo in ordine.
C’è chi apprezza il realismo dell’assessore e chi ringrazia pubblicamente («grazie, perché ritroviamo il senso di comunità e ci fate sentire parte della città») e chi invece scuote la testa. La Rossi non ci sta: «È faticoso sentire tante critiche quando si lavora 18 ore al giorno - si sfoga -. Abbiamo cancellato gli sprechi e abbiamo concentrato le risorse sulle emergenze: bambini, sfruttamento, sfratti, povertà. Queste cose non si vedono, perché queste persone non parlano, non gridano». Per lei, applausi e apprezzamento. Anche quando annuncia che «si farà il polo socio-sanitario in via XXIV maggio: c’è la copertura finanziaria».