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Perchè la sera di Wembley è nella storia del calcio. Non solo di Parma

11 maggio 2013, 15:23

Perchè la sera di Wembley è nella storia del calcio. Non solo di Parma

Gabriele Balestrazzi

Il Parma di Wembley, che sarà al centro della grande festa al Tardini in occasione del derby con il Bologna, è molto più del pretesto nostalgico per un amarcord in chiave parmigiana. Quell'indimenticabile serata, insieme alle altre coppe della bacheca gialloblù, ha infatti un ruolo tutto suo nella storia del calcio non solo di Parma ma nazionale.

Un ruolo forse paragonabile solo allo scudetto del Verona (con anche le similitudini fra i due tecnici Bagnoli e Scala, entrambi ricchi di buon senso e di una umanità alla Nereo Rocco, accanto a grandi conoscenze tecniche). Oppure allo scudetto del Cagliari, città capoluogo di una regione povera, che proprio accanto alla squadra di Gigi Riva si raccolse come accadde a Parma ben al di là del più ristretto mondo dei tifosi di calcio.

Un calcio di provincia a Parma simboleggiato dai mille volte ricordati allenamenti in Cittadella, dove le coppe nascevano a pochi metri dai tavolini della briscola. Di provincia era poi la storia della società, da poco approdata ad una serie A per decenni solo sognata, subito dopo la scomparsa del sognatore crociato più appassionato: Ernesto Ceresini. E di provincia, in fondo, erano anche i protagonisti di quella squadra: quelli costruiti in casa come Melli, quelli importati da vicino come il capitano Minotti e perfino alcuni stranieri (come Grun e Brolin, espressioni della "provincia" del calcio internazionale ma poi rivelatisi talenti assoluti).

Ma c'è un altro elemento che rende quel Parma ben più che un riferimento locale. La squadra di Nevio Scala. infatti, ha rappresentato quasi un unicum, praticamente mai più rivisto. Non solo per quel modulo 5-3-2, che in realtà è stato riproposto anche di recente, quanto soprattutto per la versatilità dei suoi protagonisti. Da Benarrivo-Di Chiara, capaci di ribaltare quel modulo con grande velocità. facendolo diventare un 3-5-2 e addirittura con un laterale atipico come Di Chiara, ex attaccante capace di completare le sue discese con finalizzazioni vincenti. E, mentre Apolloni restava più spesso a presidiare, certo non erano solo difensori Minotti e Grun: la traiettoria impossibile del capitano a Wembley, nel primo gol, è la sublimazione di questa capacità. Così come proprio a Wembley Cuoghi ricordò a tutti che il guerriero di centrocampo era stato ed era un numero 10 capace di segnare mandando a vuoto il portiere con una finta, per un ipotetico passaggio a Melli che il pur altruista Cuoghi, quella sera, non avrebbe mai fatto...... E chissà dove sarebbe arrivato, quel Parma, se un incidente non avesse stroncato un esperimento ancor più promettente: l'arretramento di Brolin a centrocampo.

Sì, ricordare Wembley è un piacere doppio: per noi parmigiani ma anche per tutti gli innamorati del bal calcio. Tanto più se abbinato ad una immagine sul campo sempre molto equilibrata e positiva (non a caso quella squadra è stata ed è tuttora in campo anche per fini benefici e di sollidarietà). Pur senza dimenticare, e questo valga anche per chi oggi non si accontenta di un Parma "solo" in serie A e "solo" al 10°-11° posto, che alle spalle c'era una società dalle finanze "gonfiate", e quindi in grado di garantire a quella provinciale un livello più nobile. Ma questa è un'altra storia: quella di Scala, Minotti e C. è ancora una bella favola che non ci stancheremo mai di raccontare, ascoltare e vedere.

Inserto di 8 pagine dedicato a Wembley sulla Gazzetta di Parma in edicola domenica 12

Stasera alle 20,30 su Tv parma lo speciale che venne realizzato nel 1993 da Maurizio Schiaretti: clicca qui per seguire in streaming la diretta di Tv Parma

 

 

 

 

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