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Provincia-Emilia

"Abbiamo spedito a casa la lettera: eravamo tranquilli"

12 maggio 2013, 20:34

«Abbiamo applicato quello che il protocollo prevede, spedendo a casa la lettera al nostro donatore. I risultati degli esami, infatti,  vengono consegnati, via posta o  personalmente, su richiesta  dei volontari,  e inviati solo se vengono riscontrati valori non in regola».

I responsabili dell'associazione fidentina, che mette a disposizione i locali per le donazioni effettuate poi dal personale dell'Ausl, e il medico responsabile della raccolta sangue,  si netono «tranquilli» e forniscono la loro  versione dei fatti. 
«Va precisato, in primis - sostengono dall'associazione -  che l'esame del Psa non è tra quelli richiesti per donare e che quindi al nostro donatore avevamo fatto un favore ad aggiungerlo nella lista. L'Avis non è un centro sanitario, è un'associazione di volontari  e gli esami sono finalizzati alla raccolta del sangue. Detto questo, quando abbiamo ricevuto il responso degli esami del donatore in questione, come prevedeva  il  regolamento del 2007 abbiamo spedito a casa i risultati».
Lettera che, sostiene Giordani, non è mai arrivata. Se venisse utilizzato il sistema della raccomandata con ricevuta di ritorno, il problema non si sarebbe, forse, verificato. Ma come è potuto accadere che il borghigiano abbia continuato a donare pur essendo malato? «Il donatore, ripresentandosi nel 2008   per le successive donazioni, in  buona salute  e senza segnalare problemi - spiega il medico, ex responsabile del Centro fisso di raccolta - è stato ammesso alle successive sedute di raccolta sangue».