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Provincia-Emilia

"Mangia come scrivi" e la cena si tinge di giallo

12 maggio 2013, 23:22

Andrea Del Bue

Io presento te, tu presenti lui, lui presenta me. La formula, di successo, non cambia; i protagonisti sì. Mattatori della serata della rassegna gastronomica e letteraria «Mangia come scrivi», ideata e organizzata dal giornalista Gianluigi Negri, sono sempre tre scrittori; venerdì scorso ai «12 Monaci» di Fontevivo, appuntamento dedicato al giallo. «M come mistero», il titolo che richiama le iniziali dei cognomi di Loriano Macchiavelli, Marco Malvaldi e Gianni Mura. Quest’ultimo, giornalista da molti ritenuto l’erede del grande Gianni Brera, comunque, e sicuramente, autore di pezzi consolatori per i «Senzabrera», è il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene: tra un bicchiere, una sigaretta e una chiacchiera fa le ore piccole in compagnia. Al microfono ha il compito di presentare «Milioni di milioni» di Malvaldi; lo fa con la sua celebre e contagiosa ironia, mista ad umiltà: «Credo di essere stato invitato perché ho il cognome che inizia per “m”: sono in mezzo ad uno scrittore che vende tantissime copie a nemmeno quarant’anni e a uno, Macchiavelli, che è il più grande giallista su piazza. E su strada». Mura legge le prime due pagine e attacca: «Questo libro ha un brio da spumante», dice, mentre in tavola servono il Franciacorta della Cantina Majolini abbinato al cotto di Branchi Prosciutti di Felino e alla spalla cruda di Palasone. In poche parole, la trama, ambientata a Montesodi Marittimo, paese immaginario della Toscana. Poi il commento: «C’è una coppia: non nel senso che si accoppiano, ma nel senso di ricercatori. Anzi, in questo libro c’è molta malizia, ma ci si accoppia pochissimo - commenta Mura -; come dire: molto pressing, pochi gol». Una tormenta di neve isola il paese, nella notte si consuma il delitto. «Il colpo di scena arriva nelle ultime pagine, in maniera davvero sorprendente», assicura il giornalista. Infine, l’elogio che inorgoglisce Malvaldi: «I personaggi di questo giallo sono un’alternativa ai suoi famosi vecchietti: c’è chi insiste sul successo e lo munge peggio della mucca Carolina; lui no, cambia squadra e, stile intatto, ottiene ugualmente i risultati». Tocca a Malvaldi presentare «L’ironia della scimmia» di Macchiavelli, dopo un piatto di triangolini di ricotta e spalla cotta di San Secondo. La premessa è d’obbligo: «I suoi gialli sono talmente incasinati ed elaborati, che parlare della trama sarebbe una vera ingiustizia». Meglio, quindi, concentrarsi sui particolari e leggere la descrizione di come si fa un buon caffé: «Per me, che sono un chimico - precisa Malvaldi - è come sentirsi riavere nel leggere che per fare un buon caffé occorre cultura: è verissimo». Poi, due note sul protagonista: «Sarti Antonio, sergente: con quella qualifica, sempre presente, è il simbolo dell’ineluttabilità della vita che c’è in questo libro». Si passa al secondo, poi i commensali si alzano per uno sguardo alle nove tele del periodo noir del pittore parmigiano Gerardo Lunatici. Si chiude con Macchiavelli che presenta «Ischia» di Mura, protagonista il commissario Magrite: «Quando ho letto questo libro mi sono chiesto perché i francesi non ci abbiano dichiarato guerra». Uno, su tutti, il casus belli: in Francia non hanno i rossi mossi, e non sanno cosa si perdono. E un altro: l’impepata di cozze è meglio delle moules à la marinière di Cap Fréhel.