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Parma

Diaria, 5 Stelle per la linea dura: restituire i soldi

13 maggio 2013, 01:31

Diaria, 5 Stelle per la linea dura: restituire i soldi

 Francesco Bandini

Per chi ha fatto della trasparenza un credo irrinunciabile, un tema come quello dei rimborsi ai politici non può certo passare in secondo piano. E così al centro del dibattito nel Movimento 5 stelle c'è, da qualche giorno a questa parte, proprio la questione della diaria per i parlamentari, ovvero della somma riconosciuta per le spese di soggiorno nella capitale. E se la regola che si è autoimposto il movimento di Beppe Grillo prevede il rimborso delle sole spese rendicontate, cresce a Roma il numero di chi invece opterebbe volentieri per trattenere l'intera somma, che è di 3.503 euro mensili. Specie considerando che deputati e senatori già si sono ridotti l'indennità, trattenendo per sé solo 5 mila euro lordi (cioè fra 2.500 e 3 mila euro netti) al mese.
Ma fra chi è disposto a concedere di più non sembrerebbero esserci i 5 stelle di Parma. Il coro è pressoché unanime: niente rimborsi a pioggia, sì ai soli rimborsi rendicontabili, restituendo tutto il resto della diaria. E qualcuno si spinge ad appoggiare l'idea avanzata in un primo momento dallo stesso Grillo di pubblicare in una sorta di «lista nera» i nomi di chi si tiene i soldi anche senza pezze d'appoggio. Di questo avviso è il presidente del consiglio comunale Marco Vagnozzi. «Pubblicare i nomi - sostiene - non sarebbe una gogna mediatica, ma corrisponderebbe a un preciso dovere di rispondere ai cittadini di quello che si fa». Quello di rendicontare ogni singola spesa sostenuta è per Vagnozzi un dovere inderogabile: «Questa è una nostra battaglia, è il nostro modo di concepire la politica come servizio: chi non fa così, chi non rispetta le regole, chi non segue la linea politica di impegno civile del movimento, è giusto che sia messo fuori».
Favorevole a rendere noti i nomi dei «dissidenti» anche Patrizia Ageno, consigliere comunale del M5S. «Credo che sia giusto che chi fa diversamente da quello che si è deciso, ne risponda pubblicamente». Certo, riconosce, è un metodo un po' estremo. Ma, osserva, «visto che in passato si è ecceduto nella direzione opposta, l'unico modo per raddrizzare le cose è dare uno scossone». La regola da seguire in tema di rimborsi, sostiene la Ageno, è quella della «trasparenza più totale». E il metodo, aggiunge, è semplice: «Rimborsi a pie' di lista, come fanno i dipendenti di qualsiasi azienda: non è certo una novità. Solo i politici non lo fanno».
Non si pronuncia esplicitamente a favore della «black list» il vicesindaco Nicoletta Paci, ma non è meno perentoria nel sostenere che «se prima di essere eletti i parlamentari si sono presi un certo impegno rispetto alla diaria, ora si devono attenere a quell'impegno. Nessuno vuole fare cose punitive, ma non mantenere gli impegni non sarebbe un bel messaggio». E aggiunge: «È giusto che vengano rimborsate solo le spese effettivamente sostenute. Basta che le rendicontino, nessuno pretende che mettano soldi di tasca propria».
Sulla stessa linea anche il capogruppo del M5S in consiglio comunale Marco Bosi: «Mi sembra logico che vadano rimborsate solo le spese effettivamente sostenute. Ci siamo presi un impegno di trasparenza e di rendicontazione e chi non mantiene questo impegno deve spiegarne il motivo». Il parlamentare, aggiunge, deve poterlo fare chiunque, «ma non è facendo il parlamentare che si deve diventare ricchi».
Per Chiara Gianferrari, consigliere comunale M5S, è importante salvaguardare il principio secondo cui «si deve rendicontare il più possibile, perché la trasparenza è importante», ma nel modo di applicare tale principio occorrono «equilibrio e buon senso, evitando gli estremismi».
Dichiara di non conoscere sufficientemente la materia l'assessore Gabriele Folli, che preferisce non pronunciarsi. Ricordando però, significativamente, che al Comune di Parma «sindaco, vicesindaco e presidente del consiglio comunale si sono autoridotti lo stipendio perché avevano una quota più alta di quella degli assessori». Come dire: a qualcosa forse devono rinunciare tutti. Parlamentari compresi.