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Provincia-Emilia

Fidenza, donatore di sangue ha un tumore e nessuno glielo dice

12 maggio 2013, 20:34

Fidenza, donatore di sangue ha un tumore e nessuno glielo dice

Non ho mai avuto  soldi tali da  poter aiutare gli altri in modo concreto e allora ho sempre voluto donare il sangue, convinto che sarebbe servito a salvare delle vite.  Oggi, però, dentro di me c'è  rabbia a tanto senso di umiliazione».

Quello che è accaduto al fidentino Giorgio Giordani ha dell'incredibile. Infermiere professionale in pensione, donatore Avis da quando aveva 18 anni, ora deve lottare con un grave tumore alla prostata in fase avanzata. L'incredibile sta nel fatto  che ha scoperto di essere malato solo nel 2009, mentre dalle analisi effettuate  tramite l'Avis, già dal luglio del 2007, risultava che il valore del Psa (il «marker»  indicativo del  tumore alla prostata, esame specifico richiesto in quell'occasione da Giordani e non contenuto in quelli di prassi richiesti dall'associazione) era estremamente elevato: 16,20 quando dovrebbe essere compreso tra 0 e 4. Di quel valore sballato, per due anni,  nessuno gli ha mai detto nulla, sostiene Giordani.  L'Avis invia ai donatori gli esami, via posta ordinaria, solo se vengono riscontrate anomalie, cosa che l'associazione sostiene di aver regolarmente fatto.  
Incredibile  è anche che per due anni - pur avendo una malattia grave come questa - il sangue di Giordani è stato prelevato regolarmente ogni tre mesi per essere poi utilizzato per i pazienti.
 Lui, tranquillo perchè convinto che se qualcosa non fosse stato nella norma sarebbe stato avvisato dall'associazione o dal medico responsabile  del Centro fisso di raccolta -  dottore che peraltro conosceva bene proprio per la sua attività lavorativa -  ha così continuato la sua vita normale, mentre il tumore, senza dare particolari sintomi, avanzava.
Finchè, nel 2009, in occasioni di una nuova donazione, Giordani decide di rifare l'esame del Psa: via posta ordinaria, questa volta,  riceve  la drammatica notizia: il valore è 29,3. Lo choc iniziale e subito  le  cure: l'intervento chirurgico, la radarterapia con tutte le conseguenze del caso per lui e per la sua famiglia (la moglie, i due figli, i nipotini con il quale è molto legato) che lo ha sempre aiutato ad affrontare questa prova durissima. 
Lo sconcerto e la rabbia sono  cresciuti negli anni per non aver saputo allora, con ben due anni di anticipo, di avere gli esami fortemente «sballati» (il referto del 2007  è stato poi reperito da Giordani tramite l'Ausl).  «Perchè nessuno mi ha mai detto nulla?» si chiede l'ex infermiere, che ha iniziato una causa civile nei confronti dell'associazione di volontariato e  del medico responsabile del Centro fisso di raccolta sangue, dipendente Ausl.
«Abbiamo presentato la richiesta di accertamento tecnico preventivo - spiega l'avvocato Sarah Casarini, legale della famiglia Giordani - e attendiamo venga fissata la prima udienza». Il tribunale dovrà nominare un perito, un medico legale che valuti eventuali responsabilità e il danno subito dal paziente.  Il medico incaricato dalla famiglia borghigiana,  però, non ha dubbi: se il paziente fosse stato operato nel 2007 l'aspettativa di vita a 10 anni sarebbe stata del 95%. Dopo due anni, nel 2009, quando ha cominciato a curarsi, è scesa al 30 %. Giordani, inoltre, nei due anni di donazioni, si è anche indebolito per i prelievi di sangue.
«Non avendogli mai comunicato l'esito delle analisi, significa che il signor Giordani  avrebbe potuto avere avuto qualsiasi malattia e nel frattempo avrebbe sempre donato il sangue, mettendo in pericolo tutta la comunità - aggiunge l'avvocato Casarini -.  Inoltre si presuppone non sia mai stata fatta la visita annuale prevista dal protocollo», conclude il legale. 
«Pensi che ho chiesto io di poter fare inserire il Psa, nel 2007, negli esami - spiega il fidentino - . Perchè sapevo che a una certa età era importante fare un check up di prevenzione. Non sentendo nulla, sono sempre andato tranquillo perchè sapevo che se ci fosse stato  qualcosa mi sarebbe stato detto».
 E' la filosofia dell'Avis: il donatore fa del bene e tiene sotto controllo il suo stato di salute. «Non avevo  sintomi particolari - aggiunge Giordani -. Avevo altri disturbi, sì,  che avevo fatto presente al medico che  mi aveva anche trovato dimagrito. Ma, visto anche che lo conosco da anni e che avevo un buon rapporto,  ci avevamo anche scherzato su. Non mi è mai stato detto nulla e così ho sempre donato, ogni tre mesi. Finchè un giorno, mentre stavo facendo qualche lavoretto a  casa, mi è arrivata quella lettera...».  L.Soz.