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Provincia-Emilia

Frane, situazione stazionaria sull'Appennino parmense

14 maggio 2013, 19:59

Frane, situazione stazionaria sull'Appennino parmense

Sembra stazionaria la situazione delle frane nel Parmense dove, soprattutto quelle grandi, pare rallentino il passo. Sulla Massese la colata di fango che si è staccata da Capriglio e che sta raggiungendo Ponte Antria viaggia più lentamente, con un passo di circa dieci metri al giorno. La distanza dal manufatto, realizzato nei primi anni del secolo scorso poi danneggiato nella Seconda guerra mondiale e rifatto in parte nel 1947, è di circa 290 metri.
Ieri sul posto si è svolto un ulteriore sopralluogo dei tecnici della Provincia, che continuano a monitorare la zona, con il dirigente del servizio Ambiente Gabriele Alifraco e il geologo Nicola Casagli del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze, centro di riferimento del Dipartimento nazionale di Protezione Civile. 
Casagli, che era accompagnato dai suoi collaboratori, ha visionato la situazione e produrrà una apposita relazione sul caso, ma dall’incontro l’ingegner Alifraco ha tratto alcune indicazioni.
“La più importante - spiega - riguarda la necessità di disboscare l’area intorno al ponte in modo che, se dovesse scendere ulteriormente la frana, non sarebbero coinvolti alberi che andrebbero a ingombrare le arcate del ponte. Si tratterà di vedere con il servizio tecnico di bacino chi materialmente eseguirà l’intervento”.
La Provincia ha già provveduto nei giorni scorsi a pulire con mezzi meccanici una buona parte dell’alveo. Se le condizioni del tempo restano così si può sperare che la frana si assesti e dunque sarà possibile programmare e attuare gli interventi necessari e preventivi per l’autunno. “Fra questi – sottolinea Alifraco - saranno indispensabili i lavori di regimentazione delle acque, perché se è vero che la Bardea non esiste, l’acqua scorre comunque ed è necessario tracciare  di nuovo solchi e canaloni per indirizzarla. La stessa operazione sarà necessaria anche per le frane di Signatico e Curatico, Staiola e Boschetto”.