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La Vasca

Il mARTEdì - Giulia Montali

14 maggio 2013, 13:30

Il mARTEdì - Giulia Montali

Margherita Portelli

Memorie affogate di blu. Le opere di Giulia Montali sono azzardi romantici che catturano subito l’attenzione dell’osservatore. Perché mette mano ai ricordi, la 29enne parmigiana, e li fa propri, rovesciando la sua impronta sul bianco e nero del passato remoto. Attraverso impercettibili segni di Bic blu, che, come le gocce del mare, messi insieme vanno a formare un abisso, Giulia mescola l’immagine alla memoria, e il proprio sentire a quello di un fotografo molto spesso senza nome.

Ci racconti le tue opere a biro blu?

Ho sempre sentito una forte attrazione verso la fotografia. Quando ero bambina trascorrevo ore con mia madre e mia nonna guardando le foto di famiglia; alcune probabilmente erano state raccolte da “antenati” che nessuna delle tre aveva mai conosciuto. Era come fare un viaggio nel tempo, ma la cosa più interessante è che più le foto erano vecchie e più ne venivo attratta: è come se queste fotografie fossero le mie, di un passato che però non ho mai vissuto. L’intervento con la Bic blu si mescola all’immagine e alla sua memoria. Per ogni persona od oggetto catturati ne altera la percezione dello spettatore. La dimensione di storia è sempre presente: modificando la visione di chi un tempo ha scattato quelle foto, creo un continuo gioco tra ciò che è stato e il qui ed ora, rimandando all’immaginazione come campo di scoperte e nuove ri-velazioni. La scelta del colore blu è legata al significato più profondo di questo colore: è il veicolo per esprimere emozioni, intuizioni e stati mentali profondi e anche immortalità.

Che cosa tentano di raccontare i tuoi lavori?

L’intervento con la Bic blu racconta di memoria che si trasforma in immagine. Per un uomo senza immaginazione il futuro non esiste: così attraverso questo intervento posso dar vita ad infinite immagini ed infiniti racconti che parlano di antenati, di “reincarnazioni” possibili, di fantasia e di legami famigliari.

Arte per te è… 

Risposta difficilissima: per me l’arte è la Giulia che va a fondo, che non smette mai di cercare e scoprire e ricercare e scoprire ancora… L’arte è anche una compagna di vita nel bene e nel male; qualsiasi cosa io faccia lei fa sempre sentire la sua presenza accanto a me. Parlando più in generale credo sia la magia più bella per creare e dire qualcosa di buono e di vero attraverso una “finzione”.

Che spazio ha l’arte nella tua vita? Passatempo, vocazione o professione?

Sicuramente una vocazione sin da quando ero bambina. Ogni tanto mi sono allontanata, ma sono sempre ritornata. Riuscire a far diventare la tua vocazione anche una professione penso sia il meglio che si possa desiderare.

Come hai iniziato a realizzare questi lavori?

Tutto è iniziato in Accademia (di Belle Arti a Bologna, corso di Decorazione, ndr.) durante il mio primo anno; facevo delle fotografie in bianco e nero e disegni con la biro. Ero alla ricerca di un qualcosa che mi identificasse: provai a ricoprire interamente il mio autoritratto con la biro blu. Da lì, dopo tanto studio e il sostegno dei miei maestri, è nata la mia ricerca.

Chi sono i tuoi artisti favoriti?

Jan Fabre e Edward Hopper.

Progetti a scadenza immediata: parteciperai a Estremo Presente. Di che si tratta per te in due parole?

Estremo Presente è una grande occasione: il prender parte ad un festival culturale in un luogo impregnato di storia e di memoria come è il Museo Guatelli mi fa sentire onorata di potervi partecipare. Giovani artisti nella casa di un grande collezionista di memorie, wow!  

(Estremo Presente è un “mini-festival culturale per tutti” organizzato dall’associazione culturale Limitrofi al Museo Guatelli, dal 31 maggio al 2 giugno).

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