Sei in Archivio

Quartieri-Frazioni

Matita e studio, così rivivono i capolavori dell'Antelami

14 maggio 2013, 14:34

Matita e studio, così rivivono i capolavori dell'Antelami

 PARMA CENTRO

Margherita Porteli
Ha migliaia di frecce nel suo arco, Vittor Ugo Canetti. Tutte appuntite col coltello, perché è così che per 40 anni ha insegnato ai suoi alunni. Hanno forma di matite le sue frecce, raccolte una a fianco all’altra nei cassetti del suo studio di via XXII Luglio. E insieme alle matite, nei cassetti, riposano tutti i «fugaci amori» che lo hanno travolto, e che per mezzo di quelle punte di grafite hanno trovato degna rappresentazione. Artista vecchio stampo, il professore che per 40 anni ha insegnato discipline pittoriche all’istituto d’arte Toschi dal nuovo millennio è impegnato in un accurato lavoro di ricerca e documentazione sul romanico: «Attraverso il disegno sto documentando quello che è stato il percorso di Matilde di Canossa, Bernardo degli Uberti e Benedetto Antelami nel nostro territorio» accenna sfogliando con cura i fogli. 
Ha passato giornate intere a contemplare e studiare i bassorilievi del Duomo, del Battistero e delle pievi sparpagliate qua e là per la provincia, Canetti, e poi li ha riprodotti in scala, con le sue «armi» appuntite di talento. Disegni di una fedeltà che lascia senza parole, in grado di restituire le tre dimensioni come non ti aspetti sia possibile. «La matita annulla i mille o 2 mila anni che separano lo scalpello dal nostro tempo: la matita si fa essa stessa scalpello. Ci si innamora di queste cose, come ci si innamora delle persone – sorride Canetti ammirando i suoi disegni -: prima di farle tue, queste meraviglie le devi conoscere, studiare. Ci vogliono giorni di osservazione, contemplazione, appunti e calcoli». Il suo scopo? Far riscoprire la magia delle bellezze che ci circondano. «Quando il millennio passato era al tramonto, mi sono chiesto che cosa aveva distinto l’uomo fino a quel momento, perché sentivo il bisogno di raccontarlo in un qualche modo – continua -. La risposta è stata: il lavoro. Poi mi resi conto che nei mesi scolpiti dall’Antelami in Battistero il lavoro era senz’altro protagonista. Da lì ho preso a riprodurre quei bassorilievi e poi ho continuato senza più fermarmi». Circa 150 i disegni che il professore ha elaborato in una dozzina d’anni, alcuni dei quali hanno richiesto mesi per essere completati. Un lavoro senz’altro impegnativo, che però non smette di affascinare questo disegnatore (e pittore) innamorato dell’arte, in grado di farsi specchio degli splendori che lo incantano.