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Arte-Cultura

Quando tace la poesia è un brutto segno

14 maggio 2013, 19:01

Quando tace la poesia è un brutto segno

Giuseppe Marchetti
Sul supplemento «Sette» del Corriere della sera del 10 maggio scorso, Donatella Bogo e Franca Porciani mettono a fuoco con esemplare dovizia di particolari, tabelle e percentuali, la situazione del «Povero vecchio libro» in Italia, sottolineando non a caso un fenomeno che con la lettura e la diffusione della cultura ha un comune radice: il fenomeno dei festival letterari. Orientato il discorso in questo senso, le due giornaliste passano ad esaminare - dopo aver scritto delle librerie con punti vendita Red (acronimo di read, eat, dream, cioè leggi, mangia, sogna) come le recenti aperture a Roma e a Parma di due Feltrinelli  - il fenomeno dei Festival letterari. E a questo punto il discorso riguarda noi direttamente, a Parma, dove da ben otto anni veniva organizzato il Parma Poesia Festival, nato prima di tutto dall'impegno di portare la più antica e prestigiosa manifestazione del pensiero e dell'immaginazione umana nelle piazze e nelle strade non per fare confusione e rumore inopportuni, ma per rifar sentire tramite le voci degli autori e degli attori le parole alte e sublimi dell'espressione poetica di ogni tempo e paese. Le scelte che abbiamo compiuto in otto anni ci hanno premiato, hanno premiato cioè la nostra tenacia, ed è veramente con orgoglio che possiamo citare ancora una volta i nomi di tanti illustri ospiti tra i quali Mario Luzi, Edoardo Sanguineti, Luciano Erba, Maria Luisa Spaziani, Valentino Zeichen,  Alberto Bevilacqua, Erri De Luca, Franco Loi, Maurizio Cucchi, Giuseppe Conte, Milo De Angelis, Roberto Mussapi,  Giancarlo Artoni, Pier Luigi Bacchini, Antonio Riccardi, Emilio Zucchi, Alba Donati, Lucio Mariani,  oltre ai grandi nomi stranieri (tali per ragioni geografiche, non per valore poetico, che è universale!) Hans Magnus Enzensberger, Yves Bonnefoy, Stani Mooss,  Herta Müller (Premio Nobel), Wole Soynka (Premio Nobel), John Mc Laughlin, Jesper Svenbro, Marlene Kuntz, Jonathan Galassi, Evgenij Rejn, Jorie Graham tralasciando tanti altri di autori tra esordienti e affermati che hanno onorato i nostri inviti. Non è un caso che, in proposito, la Bogo e la Porciani abbiano ricordato nel loro articolo le tradizioni dei caffè letterari che sino agli Anni Quaranta costituirono le radici degli incontri quasi quotidiani degli scrittori, degli artisti, e degli uomini di cultura nei centri più aperti delle città, Firenze e Parma tra le prime. Proprio ai caffè era legato anche il Parma Poesia Festival che quest'anno, al momento almeno, è stato eliminato. Mentre dunque a Mantova, a Trento, a Sarzana, a Bari, a San Marino, a Modena, a Pordenone e in altre piccole e grandi città del libro i festival continueranno a vivere, il nostro dopo otto edizioni tacerà. E quando tace la poesia è un brutto segno. Si regredisce vistosamente, e non solo nel campo della cultura: si cala nel silenzio e nell'indifferenza. Peccato: basterebbe solo un po' di coraggio e di buon senso da parte delle istituzioni. Ma purtroppo non è così. Amen.
Giuseppe Marchetti anche a nome di tutti gli scrittori e i poeti parmigiani.

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