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Parma

Torri espulso dalla Lega: "Vietato il dissenso"

16 maggio 2013, 01:50

«Mi hanno espulso perché rappresentavo un corpo estraneo in qualcosa che ormai non è più la Lega». In fondo non si aspettava nulla di diverso Giovanni Torri, l'ex senatore leghista originario di Tizzano, cacciato l'altro ieri dal Carroccio insieme ad altri tredici esponenti del partito. Ma usa comunque parole dure per delineare il quadro di un movimento politico nel quale era da tempo in minoranza e nel quale non si riconosceva più. «Mi hanno contestato di aver reiterato la mia dissidenza rispetto all'attuale dirigenza. Ma che partito è quello in cui uno non può neanche esprimere il proprio dissenso?», si chiede. Precisando comunque che non farà ricorso contro l'espulsione, «per rispetto nei confronti di Bossi».
Parla di «amaro in bocca» per un'espulsione dopo 25 anni di federe militanza, lui che la camicia verde l'ha indossata quando la Lega nord ancora doveva entrare in Parlamento e che nel '93 si è trasferito da Parma alla Lombardia per aderire alla richiesta del partito di aiutare nella costituzione della nuova segreteria. Il comitato di garanzia che l'ha espulso? «Garantisce solo se stesso», dice Torri, che contesta che vi sia stata unanimità: «Dico solo che Bossi non era presente e questo deve far riflettere i militanti». Così come deve far riflettere, aggiunge, il fatto che insieme a lui sia stato estromesso anche Marco Desiderati, «l'unico bossiano presente nel consiglio federale».
E ancora: «Gli impresentabili sono loro, non io, che non ho mai preso un avviso di garanzia se non per reati politici, mentre c'è chi è indagato per ben altri reati. Io non sono come Belsito. La Lega in questo momento non è più credibile, per questo la gente vota Grillo: perché almeno quando dice un “vaffa” si fa capire. Non puoi dire “via da Roma” e poi tornarci: non è più tempo di contraddizioni, la gente vuole chiarezza». Con Maroni, Torri non è mai andato d'accordo, e le ultime scelte del segretario l'hanno allontanato ancora di più: «Aveva detto che Berlusconi era il male assoluto e poi dopo quattro mesi si è alleato con lui; hanno candidato in Emilia gente che con la Lega non aveva nulla a che fare; non hanno votato contro il governo Letta. Questo nuovo corso non ha nulla a che fare con il progetto originario della Lega. Bisogna dire la verità: è un fallimento. La gente non ci vota più, non c'è più militanza».
Su un suo futuro nuovo impegno politico non si esprime, ma conferma di essere in contatto con altri espulsi e aggiunge: «La partita non è finita e se farò qualcosa, sarà a livello emiliano: è ora di tornare a fare battaglie territoriali, come avveniva una volta».