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Economia

Alimentare, le imprese puntano sempre di più sull'estero. Prosciutto di Parma leader nell'export dei salumi

16 maggio 2013, 14:28

Alimentare, le imprese puntano sempre di più sull'estero. Prosciutto di Parma leader nell'export dei salumi

Nel primo trimestre 2013 l’export alimentare italiano ha messo a segno un aumento del 12% rispetto all’anno scorso e, per la prima volta, le imprese esportatrici del settore superano (51%) quelle che lavorano per il solo mercato domestico. Il dato emerge da un’analisi di Federalimentare presentata oggi al Cibus Global Forum in corso a Parma.

Il dato dimostra, sottolinea Federalimentare, quanto l’export sia sempre più strategico per le aziende del settore, visto che oltre la metà (51%) delle aziende alimentari italiane ha in corso, o ha già realizzato, attività di internazionalizzazione. Per la prima volta nella storia del comparto, nel 2013 le imprese alimentari che guardano ai mercati esteri saranno più numerose di quelle che rivolgono i loro prodotti al solo mercato interno.
Inoltre, dall’analisi congiunturale condotta da Format Research per Federalimentare su un campione rappresentativo di 1.000
imprese, è emerso che per una azienda alimentare su quattro (23,2% del totale) i mercati esteri nel 2013 saranno fonte del 30% dei ricavi, con punte dell’80% in alcune realtà particolarmente export-oriented come ad esempio nei segmenti vino, olio, pasta, conserve vegetali.
L'indagine è stata diffusa oggi in occasione dell’apertura del Cibus Global Forum, gli stati generali dell’agroalimentare italiano, che riunisce a Parma oltre 500 tra imprenditori ed esperti per analizzare l’unicità del food made in Italy, e spingere ancora di più la sua diffusione sui mercati del mondo.

IL PROSCIUTTO DI PARMA E' LEADER DELL'EXPORT NEL SETTORE DEI SALUMI. Grazie agli eccellenti risultati ottenuti nei mercati internazionali, dove nel 2012 ha registrato un aumento del 10%, il Prosciutto di Parma è il prodotto della salumeria italiana più venduto all’estero: l’export della Dop di Parma vale infatti 232 milioni di euro, «più di quanto realizzato da Prosciutto Cotto, Mortadella e Wurstel messi insieme». Le esportazioni incidono per il 28% sul fatturato complessivo del Prosciutto di Parma, quota destinata a salire e comunque decisamente superiore alla media del comparto agroalimentare italiano, che nel 2012 si è attestata al 19%. Risultati ancor più significativi se si considera che il Prosciutto di Parma rappresenta al 100% il Made in Italy, poichè vanta una filiera interamente italiana.

I protagonisti di questo risultato sono stati soprattutto i Paesi extracomunitari, guidati dalle ottime performance degli Usa, che con 520mila prosciutti si confermano il primo mercato export del Prosciutto di Parma, Giappone e Australia. Faticano invece i mercati europei a eccezione della Germania, che registra un aumento del 14% scalzando la Francia dal secondo posto, e Olanda grazie all’exploit del prodotto in vaschetta.

MARCO ROSI (PARMACOTTO): "ALEGGIA UN VENTO ANTI-IMPRESE IN ITALIA". «Il vento anti-imprese che aleggia in Italia è un problema grosso. Sono gli imprenditori che creano ricchezza e occupazione, non le parole dei politici. Non possiamo essere visti come mosche nella minestra». Lo «sfogo» arriva dal presidente di Parmacotto, Marco Rosi, intervenuto a un dibattito a Cibus Forum dedicato alle strategie per valorizzare il prodotto made in Italy. Si tratta di «gente che potrebbe portare a casa risultati economici migliori investendo in altri modi», ha aggiunto Rosi, seduto accanto ad altri big dell’agroalimentare italiano come Gino Lugli, ad di Ferrero, il presidente dell’olio Colavita, Enrico Colavita, l’ad di Mutti, Francesco Mutti, Enrico Zoppas, presidente dell’acqua San Benedetto. Rosi ha difeso le aziende familiari basate sui prodotti, «sono un vantaggio non un limite – ha detto – non a caso in Usa il 70% delle aziende sono imprese familiari. Certo la scelta dei manager va fatta sulla qualità»