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Arte-Cultura

Appennino e civiltà contadina nel romanzo di Campani "La terra nera"

16 maggio 2013, 22:02

Giuseppe Marchetti 

C on il romanzo «La terra nera», edito da Rizzoli, Sandro Campani torna appunto alla terra, alla sua terra d'Emilia. E lo fa con quella scarna semplicità che hanno spesso gli scrittori di questa regione quando vogliono parlare delle loro radici senza ricorrere ai luoghi comuni del rimpianto e della commozione. Insomma, come lo faceva Guido  Cavani. Al suo terzo libro, Campani abbandona, infatti, consapevolmente il filone già così frequentato dei nostri narratori che non hanno altri soggetti da descrivere tranne quelli della violenza e del sangue, e ricostruisce in  solitudine un romanzo di solitaria avventura, un rientro come si dice tra le mura di una tradizione illustre - vedi  Silvio D'Arzo, ad esempio, e Luigi Malerba - che s'affida alla notazione del diario perfino per riempire la curiosità di una vita fatta di poco o nulla, ma tuttavia affascinante come lo sono i boschi, i sentieri, le case e i ricordi di una vita che pareva sfumata via e che invece è soltanto annidata tra i segmenti segreti dell'inquietudine e del mistero. Corrado, Adelmo e Mario sono i fratelli protagonisti di questa storia che non ha nulla di eroico e di eccezionale: e che, tuttavia, è una storia dentro la quale circola un humus di verità e di umanità fortissimo e resistente, un carattere individualisticamente ben preciso che si manifesta nel desiderio di rimettere in ordine la vecchia casa, ma anche - e soprattutto - in quel coraggio delle  idee di una volta lungo e dentro le quali è passata la storia di una civiltà contadina indimenticabile, quella che Campani descrive con felice concisione tra Reggio Emilia, Scandiano, Sassuolo e i paesi più piccoli, le frazioni e le case isolate dell'Appennino. «La terra nera» è dunque una terra ad un tempo amica e nemica, è la terra dell'Anna e della Tedesca, è come un vecchio letto dove da bambini tutti noi abbiamo passato notti infinite di sonno, di sogni e di paure. Ma è anche la terra del Sasso Tignoso e del Lago Vecchio, è la terra del torrente e dei detriti, la terra che distrugge e si distrugge, la terra di rovina e di devastazione: una terra, però, che alla fine apre una nuova strada di speranza e un invito al ritorno. 
La terra nera - Rizzoli ed., pag. 226, 18,00