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Strajè-Stranieri

Clandestini, i controlli sulla malattia mentale

17 maggio 2013, 00:05

Giulia Viviani

Ha lasciato tutta l’Italia senza parole, la violenza esplosa sabato mattina alla periferia di Milano, quando Adam Kabobo, armato di spranga e piccone si è messo a colpire i passanti, con un bilancio di tre vittime. E subito viene da chiedersi: com'è potuto succedere?
La storia dell’immigrato ghanese Adam Kobobo si è arricchita con gli interrogatori, di nuovi particolari, uno su tutti, quelle voci «cattive» che dice di aver iniziato a sentire in testa nel deserto libico, in attesa di imbarcarsi per l’Italia. Un disagio psichico, che a quanto risulta dalle prime indagini, non è mai stato diagnosticato da nessun medico. Eppure mai come in questi casi, la prevenzione risulta fondamentale: a Parma per esempio la salute dei cittadini stranieri ha un potente alleato nello Spazio salute immigrati dell’Ausl a cui possono liberamente accedere tutti i migranti non regolari (per i cittadini stranieri con regolare permesso di soggiorno, l’accesso ai servizi sanitari è analogo a quello dei cittadini italiani), usufruendo anche dell’ausilio di mediatori linguistici e culturali.
Qui gli immigrati possono trovare assistenza medica e infermieristica in vari campi, compreso quello psicologico. Tutto questo è possibile perché ai migranti non regolari in Emilia Romagna è garantito l’accesso non solo all’emergenza urgenza, ma anche appunto alla cure ambulatoriali e continuative dove si renda necessario (non è così in altre regioni).
C’è poi un ulteriore strumento che supporta in particolare gli immigrati che hanno subito tortura e abusi psicologici e fisici, ed è sancito dal protocollo firmato da Ausl e Ciac (Centro immigrazione Asilo e Cooperazione internazionale) che garantisce alla popolazione rifugiata in condizione di vulnerabilità, servizi di diagnosi, cura e riabilitazione specifici, sotto la guida di un’équipe di medici, psicologi, psichiatri, assistenti sociali e legali: «Negli ultimi anni è notevolmente cresciuto il numero di cittadini stranieri ospitati nella nostra provincia che presentano in Italia domanda d’asilo politico – spiega il responsabile dello Spazio salute immigrati Faissal Choroma - . È per rispondere al bisogno di salute, complesso e non di facile inquadramento, di questi utenti, che è stato attivato un coordinamento socio-sanitario a livello provinciale composto da specialisti di varie discipline al fine di una diagnosi precoce e tempestiva per garantire un’adeguata ed integrata presa in carico sanitaria, sociale e giuridica di questi pazienti. Grazie a questa complessità d’interventi messi in campo, si cerca di prevenire e curare eventuali manifestazioni patologiche o psicopatologiche gravi».
Un protocollo che ha dato finora buoni risultati e che dopo una prima fase di sperimentazione biennale, è stato rinnovato lo scorso anno.