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Buone Notizie

I 10 anni di Casa Azzurra

25 maggio 2013, 22:25

Enrico Gotti
10 anni di storia, per il centro che accoglie, come una seconda famiglia, chi ha avuto un trauma cranico.
Casa Azzurra compie gli anni, ma il futuro è a rischio. «Oggi festeggiamo una storia quasi utopica, bellissima. Non abbiamo però certezze di poter continuare a lungo. Ci sono difficoltà economiche di gestione. Stiamo cercando mille strade per tenere viva questa presenza» - ha detto la presidente Isabella Tagliavini.
Ieri pomeriggio nella sala civica di via Bizzozero, per l’incontro dedicato al decennale del centro, sono intervenuti professionisti e medici. Casa Azzurra è l’unica realtà, in tutta la provincia di Parma, che segue per anni, non solo per i mesi successivi all’incidente, uomini e donne che hanno avuto una lesione cerebrale.
A Corcagnano, nell’edificio sotto la torre dell’acquedotto, sono ospitate una decina di persone, che seguono percorsi educativi, di fisioterapia e logopedia.
Le donazioni sono una parte consistente del bilancio, e negli ultimi tempi, con la crisi, sono calate.
Resta invece intatto il legame con i volontari, che, gratuitamente prestano servizio: «È come se il paese di Corcagnano avesse adottato la Casa Azzurra» - ha detto Isabella Tagliavini, che ha ricordato il lavoro svolto dalle due presidenti che l’hanno preceduta: «Anna Veneri e Giuliana Contini, due madri straordinarie che hanno insistito nel creare questa realtà».
L’obiettivo dell’Associazione trauma onlus-Casa Azzurra è ora di trasformare il centro diurno in una struttura residenziale.
«Vorremmo prenderci cura dei nostri utenti in modo diverso, alla luce dei cambiamenti che ci sono stati in dieci anni - ha detto Michela Cavatorta, coordinatrice della Casa azzurra -. Ce la faremo, abbiamo il dovere verso tutti i pazienti e le loro famiglie». 
Ieri pomeriggio, la sala civica Bizzozero è stata tappezzata dalle foto dei ragazzi e della ragazze del centro, con i viaggi, i laboratori, le esperienze di questi anni.
L’incontro è stato aperto da Paolo Fogar, presidente della Federazione nazionale associazioni trauma cranico. «Il primo coordinamento nazionale è nato a Parma, nel 1998, dal notaio Borri» - ha detto Fogar. Franco Servadei, direttore della struttura di Neurochirurgia del dipartimento Emergenza-urgenza dell’azienda Usl ha invece posto l’attenzione sul futuro della cura: «Il trauma cranico è la maggiore causa di morte dai 5 ai 44 anni. Ma in Italia, l’85% della ricerca scientifica è su cardiologia e oncologia. Tutto il resto rappresenta il 15%. Il trauma cranico lo 0,3%».