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Fotografia

Antelami, i colori originali "scoperti" da Lucio Rossi

29 maggio 2013, 15:15

Antelami, i colori originali

Stefania Provinciali
Una vicenda insolita quella del fotografo parmigiano Lucio Rossi che espone a Reggio Emilia nell’ambito di Fotografia Europea una serie di immagini rimaste negli archivi dal 2004; immagini di gran fascino perché riportano l’attenzione sulla «Deposizione di Cristo dalla Croce» di Benedetto Antelami. «Cambiare mostra. Cambiare col tempo» è il titolo di questa rassegna collocata nella suggestiva chiesa di San Filippo fino a domenica e che doveva in origine proporre la documentazione fotografica del restauro della Cappella Coccapani.
 Il mancato completamento dei lavori ha portato alla presentazione, per la prima volta al pubblico, di un’indagine fotografica voluta quasi dieci anni fa dalla Fabbriceria della Basilica Cattedrale di Parma, sotto la guida di Bruno Zanardi, per accertare la presenza di pigmentazione nell’opera dell’Antelami.
Fu una sorprendente scoperta come si può osservare nelle immagini esposte per esigenze di spazio solo in piccola parte.
L’uso accorto di una tecnica computerizzata, finora mai utilizzata per un simile scopo, ha consentito a Lucio Rossi di mettere in evidenza ciò che resta della policromia originaria della lastra: lapislazzulo, rosso cinabro, verde di rame, bruno-nero così da restituire alla Deposizione il senso di quello che questo immenso capolavoro voleva con ogni probabilità mimare, come spiega Zanardi nel suo testo introduttivo, ovvero «uno dei quattro fianchi d’un ambone pensato come un preziosissimo reliquiario antico-romano in smalto i cui personaggi portavano abiti incrostati di pietre preziose. Il tutto incorniciato da un iperclassico motivo decorativo di foglie d’acanto realizzato incidendo la lastra e riempiendo i vuoti con una polvere mista di carbone e pece a mimare l’antica tecnica orafa del niello».
Un’opera straordinaria passata alla storia seppur cambiata col tempo e che oggi Rossi restituisce in una mostra che ne rivela le origini. Non solo un preciso e documentato compito portato a termine dal fotografo ma anche l’impegno a raccontare, testimoniare con passione mettendo a confronto ciò che innovative tecniche hanno permesso di portare alla luce almeno nella sua essenza e ciò che il presente offre, per rivivere una bellezza solo immaginata.                                                                                                                                          

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