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La Vasca

Il mARTEdì: Caterina Bonetti

19 giugno 2013, 16:09

Il mARTEdì: Caterina Bonetti

Margherita Portelli

L’estate esplode e Boulevart risponde all’appello. Fra i tanti artisti che sabato invaderanno l’Oltretorrente per il festival delle arti in strada, c’è anche Caterina Bonetti, 28enne fotografa parmigiana che sogna un futuro nel mondo della ricerca umanistica e che nel frattempo, d quando aveva più o meno 7 anni, va a caccia di dettagli con il suo obiettivo. Ecco una veloce chiacchierata per saperne qualcosa di più.

Quando e perché inizi a fotografare?
Ho iniziato a fotografare da piccola grazie a un regalo fatto dai miei genitori quando avevo circa sette anni. Ho ricevuto per Natale una piccola macchina fotografica giocattolo che poi si è trasformata, grazie ad amici di famiglia, in una polaroid in occasione della prima comunione. Si può dire che da allora non ho mai smesso. La fotografia è l'unica forma d'arte da me “praticata", ma amo moltissimo visitare le mostre di pittura (soprattutto contemporanea) e non potrei mai vivere senza il cinema.

Che cosa tentano di raccontare i tuoi scatti?
In realtà non ho grandi pretese interpretative. Cerco di guardare la realtà andando oltre il semplice "vedere": cogliere i particolari, fare sintesi, cercare di individuare il cuore del soggetto. In un certo senso ho un po' una visione "primitiva" della fotografia: rubare l'anima coi miei scatti. In senso buono ovviamente!

Arte per te è…
Rallentare. Andare oltre la frenesia quotidiana per soffermarsi su ciò che è davvero rilevante ed essenziale, facendo una sorta di pulizia generale di tutto ciò che è ridondante e accessorio.

Che spazio ha l’arte nella tua vita? Passatempo, vocazione o professione?
In realtà non me lo sono mai chiesto come spesso avviene, credo, per tutte le cose che si fanno praticamente da sempre. Di certo non ho l'ardire di paragonarmi ai professionisti e nemmeno di definire il mio bisogno di scattare come una vocazione. A questo punto resterebbe il passatempo, ma non so se si può definire passatempo qualcosa senza il quale, in fondo in fondo, non si riesce a stare. Credo sia più che altro una necessità...

Da cosa ti fai ispirare quando fotografi, e cosa speri di suscitare nell’osservatore delle tue opere?
Fotografo quello che mi colpisce. Tendo a non costruire lo scatto, ma limitarmi a guardare con attenzione il soggetto. Proprio per questo, credo, le mie fotografie sono spesso rudimentali dal punto di vista tecnico. Non mi concentro eccessivamente sull'impostazione: guardo, colgo e scatto. Spero che l'osservatore possa cogliere dai miei scatti un'impressione, farsi un'idea personale del soggetto e "ricamarci su" la sua personale storia.

Chi sono i tuoi artisti favoriti?
Una domanda ben difficile! Se penso al mondo della fotografia sicuramente Nadar, Diane Arbus ed Edward Weston. Più in generale Hopper, Magritte, Kubrik e Myazaki. 

Che progetti hai in mente per il futuro?
Mi piacerebbe realizzare due raccolte fotografiche: la prima dedicata alle botteghe storiche di Parma, la seconda ai "luoghi abbandonati" della nostra provincia.

Cosa porterai a Boulevart?
Ho deciso di portare alcune fotografie a tema "Riflessi", un paio dedicate alle strutture architettoniche (la mia passione) e in ultimo uno stralcio di scatti dedicati all'Oltretorrente.

Per saperne di più sul programma di Boulevart potete visitare il sito www.boulevartparma.it, mentre per approfondire il lavoro di Caterina cliccate qui.