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Il ristorante di Chichibìo

Da Ghirardini la tradizione è al sicuro

13 agosto 2013, 11:02

Da Ghirardini la tradizione è al sicuro

In montagna, al fresco, sulle strade che portano a Corniglio e poi al Parco dei Cento laghi, a Lagdei e al Lago Santo, ai Lagoni. Qui la tappa è obbligata: per i giornali, per le informazione sul parco, per le cartine. Poi molti si ritrovano per le chiacchiere, l’aperitivo e per mangiare. Si sale una scala stretta e al primo piano si apre la sala da pranzo: tutto è prenotato, alcuni torneranno più tardi, una signora in pensione nell’albergo accoglie con piacere al suo tavolo due escursionisti. Bella atmosfera, il grande camino spento, le eterne tovaglie a quadri bianchi e blu, il soffitto di legno, le panche per i tavoli vicino alle finestre. Tutta la famiglia è all’opera: la signora, col grembiule a fiori e l’austero chignon, saluta gli ospiti e sovrintende, i giovani prendono gli ordini e si muovono rapidi tra i tavoli.
La cucina, i piatti
Poche variazioni di stagione nel piccolo menu illustrato a voce e cucina casalinga dei sapori e delle lunghe cotture. La buona e fresca acqua del rubinetto, pochi vini («Bianco o rosso, fermo o frizzante») anche in caraffine e qualche discreta bottiglia.
Un abbondante piatto di buon prosciutto, salame industriale di qualità, porcini sott'olio (non li amo e preferisco sospendere il giudizio), ottimi e dolci «cavetti» (della famiglia delle manine, credo) anch’essi sott'olio. Coppa e spalla cotta completano l’offerta di antipasti (5 euro).
 Pasta all’uovo fatta in casa per i primi piatti (7 euro): gli inevitabili tortelli di patate dal ripieno delicato, la pasta soffice; quelli d’erbetta con decisa presenza vegetale, come d’uso nell’Appennino; le lasagne domenicali, con pasta bianca e ricche di condimento, crosticina, la nota di noce moscata; tagliatelle e gnocchi di patate.
 Le patate al forno sono poco cotte e cucinate a parte, ma l’anatra è morbida, succulenta; poi la speciale cacciatora di vitello e pollo, a pezzi piccoli, molto rosolati e sugo abbondante, che è accompagnata da una buona peperonata - e, se chiedete l’origine del piatto, la risposta è che così piace a tutti e ormai non si può più toglierlo dal menu. La punta e l’arrosto di vitello, lo stinco e le costine di maiale completano i secondi (9 euro).
Per finire
Ai dolci crostate della casa appena fatte: quella di marmellata di prugne, quella di marmellata e amaretti, quella al cioccolato. E un una bella ciotola di frutta fresca: ciliegie, pesche e nettarine. Pagherete un pranzo di tre piatti (bevande escluse) circa 23 euro. Menu non esposto, coperto 1,60 euro, scale all’ingresso, bagni comodi.
Non mancate
Anatra arrosto

 

 

 

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