Sei in Archivio

La Vasca

Il mARTEdì: Matteo Sclafani

13 agosto 2013, 19:11

Il mARTEdì: Matteo Sclafani

Margherita Portelli

Ha vent’anni e rughe da  vendere. Solchi che segnano il tempo, non sul volto ma sulle tele. Matteo Sclafani, giovanissimo artista parmigiano reduce da studi scientifici, ama dipingere figure plasmate dal tempo. Le sue opere sono state di recente esposte in una mostra organizzata a Fornovo dal collettivo Limitrofi. L’abbiamo incontrato per una chiacchierata. 
Quando come e perché cominci a dipingere?
Il disegno è sempre stata una mia passione. Dai disegni sui banchi di scuola agli attuali quadri , l'arte mi ha accompagnato in tutti questi anni. Dopo il diploma al liceo scientifico ho iniziato a pensare in modo più serio e sistematico al disegno, non tanto come un prodotto della casualità (come prima) ma come ad un processo ricercato.
Ispirazione: da dove esce?
Trovo ispirazione da un sorta di necessità comunicativa. Durante il processo creativo provo a codificare emozioni o sensazioni, non necessariamente vissute o provate da me in quel momento; spesso è un desiderio di accedervi che porta ad un loro studio, tratto dopo tratto.
Inquietudine e spigoli. Ci racconti in due parole i tuoi personaggi?
I soggetti sono ritratti di persone appartenenti ad un mio immaginario, come una sintesi della percezione degli altri e delle loro emozioni. Il mio è un processo empatico atto ad arrivare agli altri. Il quadro non è uno specchio in cui riflettersi, ma una superficie da cui deve partire un'emozione (da e-movere, "spostare fuori", quindi una partecipazione attiva dello spettatore). I miei soggetti sono quasi sempre persone anziane. Sono spigolosi, duri e con un atteggiamento  non certo accogliente. Questo perché risulta più interessante e completo lo studio delle espressioni conseguenza di una emozione. Un po' come se ogni tratto necessario a descrivere i piccoli particolari del volto e delle mani fosse un tassello della ricerca, che man mano si fa più ricca. I formati infatti sono spesso di grosse dimensioni. I titoli sono sempre uguali: <Suggestione> e il numero che ne identifica la cronologia; questo perché lo spettatore deve vivere questo percorso emozionale in totale libertà, così che il quadro possa insinuarsi e provocare una reazione forte.
Ti avranno detto in tanti che le tue opere ricordano il tratto di Schiele…ti ci ritrovi? Altri artisti di riferimento?
Mi ritrovo molto in Schiele, è l'artista a cui più mi affido. Oltre che ispirarmi nella produzione, mi interessa il modo di approcciarsi all'arte. Lui dice: "Tutto mi era caro, volevo guardare con affetto gli uomini rabbiosi, perché i loro occhi fossero costretti a ricambiarmi; e volevo far doni agli invidiosi e dire loro che non ho valore."
In generale ciò che mi ispira maggiormente è l'espressionismo. Ma il complessivo studio teorico della storia dell'arte mi porta ad una continua messa in discussione dell'idea acquisita di arte; è una continua relazione che porta alla negazione o inclusione di queste nuove esperienze. Ad esempio uno dei miei punti di riferimento più importanti è la street photography americana.
Il collettivo Limitrofi ti ha recentemente coinvolto in una mostra a Fornovo. Progetti futuri?
In ottobre partirò per la mia avventura tedesca: fino a Natale sarò in un paesino vicino a Monaco a lavorare. L'obiettivo principale è avvicinarmi alla cultura tedesca per conoscerla e scoprire le radici da cui è nato l'orizzonte artistico che prediligo: l'espressionismo. Poi spero di riuscire ad iscrivermi all'accademia di belle arti di Berlino.
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA