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La Vasca

Il mARTEdì: Marcello Pasini

27 agosto 2013, 14:25

Il mARTEdì: Marcello Pasini

Margherita Portelli

Si definisce un artigiano dell’immagine. Marcello Pasini, 35enne di origine padovana ma trapiantato a Parma per ragioni di studio e poi lavoro, passa le ore a scolpire con la luce nella sua camera oscura. Abbiamo fatto due chiacchiere con questo fotografo vecchio stampo.

Quando e perché inizi a fotografare?
Inizio a prendere in mano una macchina fotografica in tenera età per gioco e ad osservare la realtà attraverso i vecchi apparecchi di mio padre che mi ha trasmesso la passione per le antiche fotocamere. L'approccio maturo verso il mezzo fotografico arriva con la maturità e inizio ad intraprendere un percorso formativo e di apprendimento delle tecniche classiche della fotografia argentica. Tale iter è tuttora in corso e continuo a cercare di perfezionarmi alla ricerca del negativo perfetto.

Quindi hai una passione per il bianco e nero e per le vecchie macchine fotografiche?
Il mio rapporto con le vecchie fotocamere a pellicola è nato fin da piccolo e continuo sempre a collezionarle. L'amore per il bianco e nero nasce da un semplice motivo: il processo di sviluppo di un fotogramma analogico in bianco e nero è perfettamente controllabile dall'inizio alla fine e quindi riesco ad ottenere la foto che ho visualizzato durante lo scatto e a renderla tangibile. Lo stesso non si può dire della fotografia digitale che risulta vuota e artefatta e necessita di lunghissime ore di post-produzione che vengono da me trasformate in lavoro artigianale in camera oscura.

Che cosa tentano di raccontare i tuoi scatti?
Risulta impegnativo parlare delle proprie fotografie. Cerco di trasmettere quello che capta il mio spirito di osservazione unito alla mia sensibilità e di condividerlo con il prossimo. Molto spesso il mio archivio di negativi è pieno di ricordi labili che rimangono sommersi nella mia memoria e che possono riempire i vuoti del mio vivere quotidiano.

Arte per te è… 
Lasciare una traccia nel divenire. Nel mio piccolo più che parlare di arte posso parlare di artigianato dell'immagine. Un meticoloso lavoro di bottega che fonde conoscenze chimiche a gusto estetico.

Che spazio ha l’arte nella tua vita? Passatempo, vocazione o professione?
La fotografia per me è una passione divenuta professione alla quale mi dedico completamente. I tempi di creazione di una singola immagine sono lunghi, e il processo di sviluppo e stampa implica un'attenzione totale. Il fatto di essermi creato da solo una camera oscura professionale nel pianterreno di casa è un ottimo vantaggio. Chi lavora in digitale purtroppo non conosce più queste tempistiche, tutto è frenetico ed immediato ma i risultati perdono di qualità e intensità.

Da cosa ti fai ispirare quando fotografi e cosa speri di suscitare nell’osservatore delle tue opere?
Di solito traggo ispirazione dall'immanente (quello che osservo sul momento), ma non tralascio le fonti letterarie e cinematografiche e gioca un ruolo essenziale la mia formazione classica, i miei stati d'animo e la mia meteoropatia.

Chi sono i tuoi artisti favoriti?
Innumerevoli sono i testi dei grandi maestri della fotografia che ammuffiscono nella mia libreria. Se devo citarne alcuni in primis Ansel Adams, Edward Weston, Imogen Cunningham, Vivian Maier e i più moderni Guido Guidi, Paolo Gioli e David Burnett.
Riguardo al Cinema mi viene in mente la Nouvelle Vague (Eric Rohmer, Truffaut, Godard..) e il  Neorealismo italiano e Ingmar Bergman e Alejandro Jodorowsky. Infine tutta la pittura e scultura figurativa del passato, in particolar modo Durer e Goya.

Che progetti hai in mente per il futuro?
Perfezionarmi sempre più nell'arte della Camera Oscura per poi iniziare ad insegnare e poter così trasmettere i principi di una fotografia analogica non morente ma sempre più affascinante.

Per approfondire il lavoro di Marcello si può visitare la pagina http://www.flickr.com/photos/marcellopasini/